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Il vangelo con le medicine: Seguiamo Gesù che sanava i malati

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Nelle feste nazionali noi cantiamo con la gente l’inno di Tagore: “Mio Bangladesh dorato, una simile nazione dove trovarla potrai?”. Il Bangladesh rimane sempre verde, con sole e piogge abbondanti, tanto da permettere due e anche tre raccolti annuali.

Il Bangladesh è una nazione verde, bella e povera. È così bella che alcuni missionari rinunciano alle “vacanze” in Italia. Non solo, ma rifiutano di abbandonarla anche quando, data l’età, sanno di poter far poco per la gente.

Le domande dei bengalesi

2005 6 Bucari2Spesso i pazienti mi domandano: “Da quanto tempo sei in Bangladesh?”. Rispondo: “Da più di te!”. Lui non ci crede. Allora gli spiego che sono arrivato qui nel 1961. Il mio paziente pensa tra sé e sé: “Come è possibile? Noi cerchiamo di scappare all’estero!” - e aggiunge: “Non hai ancora guadagnato abbastanza?”. Gli rispondo: “Sono volontario e non vengo pagato. Quello che prendiamo dai pazienti serve per pagare gli impiegati”.

Un po’ di incredulità rimane presso qualcuno, ma i più restano impressionati. Queste sono conversazioni comuni con la povera gente, perché noi all’ospedale non curiamo solo i corpi, ma cerchiamo un contatto umano con tutti, compresi i musulmani che sono la maggioranza della popolazione. Il Bangladesh è infatti una nazione piccola, ma ha 130 milioni di abitanti. E l’87 per cento, ossia 115 milioni, sono musulmani.

Le domande degli italiani

In Italia mi chiedono spesso: “Quanti cristiani avete fatto?”. Potrei rispondere con un’altra domanda: “Quanti battesimi ha procurato Annalena Tonelli, uccisa da estremisti islamici in Somaliland?”. Il Bangladesh è tollerante, ma le conversioni dall’islam sono vietate. Non è uno stato islamico, ma nemmeno una democrazia secolare. Noi seguiamo il nostro maestro Gesù Cristo che “andava per i villaggi facendo del bene e risanando molti”.

L’ospedale Fatima, dove lavoro, è un ospedale moderno. È stato ampliato fino ad accogliere una settantina di malati. Ha oggi 5 medici con 55 infermiere, comprese le studentesse. Riesce a curare circa 80mila persone ogni anno, praticando la medicina preventiva e curativa. Anche le gravidanze sono ben curate, con circa 2.500 parti ogni anno. Nelle varie sezioni di medicina, di chirurgia, di maternità, noi lavoriamo a favore di tutti i bisognosi, specialmente per le classi meno abbienti. È attiva anche una scuola per infermiere, di particolare importanza in Bangladesh.

L’ospedale compie un servizio essenziale di base, non sofisticato, ma pieno di attenzione e di umanità per tutti. Offre una prestazione modesta, dati i bisogni, ma certamente utile per un avvenire migliore della nazione.

“Un lungo viaggio, comincia con un passo”, ci ricordano i cinesi.



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