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Il "sì" di p. Santandrea: Un ricordo, a 10anni dalla morte

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La sera del 7 marzo nella Pieve Thò di Brisighella, il vescovo di Ascoli Piceno mons. Silvano Montevecchi ha presieduto la Messa in suffragio del missionario p. Ermanno Santandrea, nel X anniversario della sua morte. Con lui hanno celebrato anche cinque compagni di seminario e tre saveriani di S. Pietro in Vincoli. La pieve era piena di parenti e amici.

Ricordi e commozione

Durante l’omelia, mons. Montevecchi si è soffermato sulla domanda di Gesù ai suoi discepoli Giacomo e Giovanni: "Potete bere il calice che sto per bere?". La loro madre aveva chiesto a Gesù di far sedere i due figli alla sua destra e alla sua sinistra, nel suo regno. Mons. Silvano ha collegato la domanda fatta da Gesù alla risposta che l’amico p. Ermanno gli aveva dato, quando ha lasciato il seminario per entrare tra i saveriani e anche prima di partire per l’Indonesia: "L’importante è dire di sì, poi il resto verrà".

Il vescovo è tornato indietro nel tempo, ricordando gli incontri tra amici durante gli anni della formazione a Faenza, S. Pietro in Vincoli e Parma, e l’addio a Venezia al momento di partire per la missione. Prima di imbarcarsi, p. Ermanno aveva manifestato all’amico le sue ansie e anche le sue speranze nella chiesa del Concilio: "Con il vento dello Spirito Santo, perderà le tante foglie secche per far posto alle verdi".

L’Indonesia, fino in fondo

Nella visita che mons. Silvano ha fatto nella missione di p. Ermanno, aveva potuto ammirare la sua attività apostolica, densa di iniziative, e le lunghe ore passate davanti al tabernacolo. Non c'è da stupirsi se ogni anno poteva celebrare ben 300 battesimi di adulti. Il suo spirito era irrobustito dal carattere generoso e coerente di romagnolo, che lo rendeva interiormente sofferente e, a volte, anche intransigente di fronte alle ingiustizie e alle sopraffazioni del mondo che lo circondava.

I due amici si sono incontrati l’ultima volta a casa di p. Ermanno, che stava lasciando la Romagna per ripartire, dopo l’intervento al cuore e nonostante la salute precaria. Alla sommessa proposta di rimanere a Faenza per essere meglio curato e lavorare ancora con frutto e serenità, p. Ermanno aveva guardato l’amico vescovo negli occhi e poi aveva guardato lontano…, senza dire niente. Il suo sogno era l’Indonesia, dove voleva continuare a lavorare e soffrire fino alla fine.

Ha speso la vita per il vangelo

Da dieci anni, p. Ermanno riposa, con altri confratelli, nel piccolo cimitero dei saveriani a Padang, nell'isola di Sumatra. La testimonianza della sua vita ha un valore perenne: era fortemente convinto della bellezza della sua vocazione, vissuta con totale dedizione e in perenne giovinezza spirituale. Come san Paolo poteva dire: "Non mi vergogno del vangelo".

Voleva una chiesa fedele al Signore, con modi nuovi per proporre le verità eterne, con i laici impegnati nell'apostolato, con le comunità di base vivaci e attive, nella celebrazione esemplare di ogni Messa. Aveva un progetto di vita e ha cercato di realizzarlo ogni giorno in un cammino di fede, speranza e carità.

I suoi cristiani l'avevano capito e gli avevano dimostrato amore durante la sofferenza.



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