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Quando, nel 1989, p. Francesco Marini fu eletto superiore generale dei saveriani, gli chiesero di mettersi in posa per una foto da aggiungere a quelle dei suoi predecessori. Ma, dopo qualche giorno dal primo ritratto, ne arrivò un’altra che lo riprendeva mentre inforcava una bicicletta! Capimmo subito quale impronta volesse lasciare nella nostra famiglia missionaria.

L’infanzia e la vocazione

Era un piglio ereditato certamente dalla famiglia di Annibale Marini, suo padre, e della madre Isolina Nardi nel borgo di Venagrande (AP), sorto verso l'anno 1000 alle pendici del monte Ascensione e reso fertile dal torrente Chiaro, affluente del fiume Tronto.

Qui, Francesco nasce il 19 settembre 1940. Con i fratelli Italo, Gino e Caterina frequenta senza problemi, nonostante la guerra, la scuola elementare del borgo. Qui ricevono anche i primi rudimenti della dottrina, in preparazione ai sacramenti della crescita cristiana. Francesco avverte la vocazione missionaria, dovuta anche alla conoscenza dei saveriani che avevano una casa apostolica a Poggio San Marcello.

Lezioni di teologia e l’Indonesia

Lasciata la fertile Venagrande, la vita di Francesco si arricchisce di una particolare formazione al servizio della chiesa, nel seminario di Ascoli Piceno prima e, poi, nel “nido degli aquilotti” di mons. Conforti a San Pietro in Vincoli (RE). Era il 1956 e il fondatore dei saveriani vedeva rientrare dalla Cina, o andare esuli in Giappone, Indonesia, Bangladesh, i missionari espulsi dai comunisti, dopo 50 anni di lavoro missionario in Cina.

P. Francesco è ordinato presbitero nella cattedrale di Parma il 17 ottobre del 1965. Prosegue gli studi teologici nelle università romane, per poi tornare a Parma nel 1967 come docente degli studenti saveriani, fino al 1976. Finalmente, parte per la missione in Indonesia e resta nell'isola di Sumatra fino al 1983.

Superiore generale e Messico

Torna a Roma per le vacanze e per partecipare al Capitolo generale della congregazione. È eletto consigliere del superiore p. Gabriele Ferrari e poi suo successore per due mandati fino al 2001.

Al termine del suo servizio, si rende disponibile per il ritorno in Indonesia. I tempi però sono particolarmente difficili per ottenere il visto in una nazione minacciata dal fondamentalismo islamico.

Francesco parte per la Spagna, dove studia la lingua per proseguire verso il Messico, dove lavora alacremente nel grande paese benedetto dalla Vergine di Guadalupe.

''Sicuro di morire cattolico''

Rimane qualche mese soltanto. Nel frattempo, il visto è stato rinnovato e questo lo spinge a tornare senza indugio in Indonesia. Vi resterà fino al 2015, dove svolge vari servizi come consigliere e formatore nello studentato teologico di Jakarta.

In seguito, torna in Italia per cure mediche. La malattia che gli viene diagnosticata è molto seria. Trascorre sereno questa fase difficile della sua vita, passando, con grande affabilità, tra i suoi confratelli infermi.

Accoglie i visitatori con un sorriso incoraggiante. Ad uno dice, scherzando: “Da quando abbiamo Papa Francesco, sono sicuro di morire cattolico”.

Il 24 maggio 2016, con un sospiro leggero, rende l’anima a Dio.

La missione nuova…

Da tanti saveriani sparsi nel mondo sono arrivati toccanti messaggi di riconoscenza nei confronti di p. Marini. Più che un superiore, per tanti è stato un amico, forse un po’ esigente, ma di lui ci si poteva fidare.

In un articolo firmato per “Missione Oggi” del giugno 2013, p. Francesco scriveva profeticamente delle sorprese della missione nuova.

“I miei 11 anni di Indonesia sono stati caratterizzati da due periodi. Il primo è trascorso in una parrocchia di Sumatra e il secondo (4 anni) in un centro di formazione che si distingue per l’apertura al dialogo. Ogni mese, infatti, teniamo un incontro di dialogo con esponenti di altre religioni. Questi ultimi 4 anni sono stati per me una vera, grande sorpresa.

La missione nuova di tanti nostri documenti è quella del dialogo. Non un dialogo teologico, ma un’occasione per intrecciare rapporti, per rafforzare solidarietà e legami con gli altri, anche verso la situazione della donna islamica, la poligamia, nello sforzo di una nuova lettura dell’Islam...

Il nostro apporto è il rafforzamento di queste novità che stanno maturando nei loro cuori e nelle nostre vite. Ci sarà bisogno di purificazione, di discernimento e di crescita. È un impegno per tutta la vita”.

Grazie, Francesco, missionario capace di sorprendersi e di sorprendere. L’ultima sorpresa te l’ha fatta il Signore spalancandoti le porte del Cielo.



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