Il realismo della pace
Commercio d’armi in aumento. Il rapporto Sipri (Stockholm International Peace Research Institute Sipri) sull’andamento del mercato delle armi nel quinquennio 2021-2025 parla chiaro. È aumentato del 9,2% rispetto ai cinque anni precedenti, confermando una crescente tendenza iniziata dagli inizi anni duemila. Il Continente che ha aumentato di più le sue importazioni è l’Europa (+210%). Negli altri la tendenza è negativa: in Africa sono diminuite del 41%, in Asia e in Oceania del 20%, in Medio Oriente del 13%. Nelle Americhe l’aumento è stato del 12%. Tra i primi dieci Paesi esportatori, cinque sono europei: oltre alla Francia e alla Russia ci sono Germania, Italia (che segna l’aumento maggiore in termine di esportazioni con il 157% in più in cinque anni), Regno Unito e Spagna. Tra gli altri primi dieci esportatori va registrata la presenza della Cina, di Israele e della Corea del Sud. Tra i Paesi che hanno aumentato le loro esportazioni in questi anni la parte del leone l’ha fatta la Polonia. Varsavia rappresenta solo l’1% delle esportazioni mondiali, ma rispetto al 2016-2020, le sue esportazioni sono aumentate del 4.387%, con principale destinazione Ucraina. Il problema del mercato delle armi in Africa è la segretezza degli accordi tra fornitori e importatori, che rende impossibile un calcolo accurato (in particolare si pensa all’Algeria con la Russia e alle parti in conflitto della guerra in Sudan).
Messico: contrasto ai narcos. Il governatore dello stato di Jalisco ha revocato il coprifuoco e la sospensione di tutte le attività dopo le violenze che hanno portato all’uccisione, da parte delle forze dell’ordine, di Nemesio Oseguera Cervantes, capo indiscusso del Cartel Jalisco Nueva Generación, una delle bande di narcotrafficanti più potenti. Ma in Messico non è tornata la normalità. Attacchi, attentati e sparatorie si sono moltiplicati anche in altri Stati. Un’epidemia di violenze ha provocato la morte di 25 membri dell’esercito e della Guardia nazionale e di 70 membri del cartello criminale. P. Sergio Omar Sotelo Aguilar, presbitero messicano e direttore del Centro cattolico multimediale, spiega: “Il governo federale ha lottato per contenere l’avanzata delle organizzazioni criminali; tuttavia, il loro potere corruttivo è riuscito ad infiltrarsi anche in alcune amministrazioni politiche e in altri enti pubblici. Negli ultimi anni, la pressione esercitata dall’opinione pubblica e dal governo degli Stati Uniti ha rinvigorito la spinta al contrasto delle illegalità, portando ad operazioni diffuse. Ci sono Stati praticamente governati dai cartelli, in cui è stata imposta una cultura che promuove il narcotraffico come stile di vita. Nemmeno la Chiesa locale è stata risparmiata. Lo dimostra l’aumento degli attacchi contro persone, parrocchie e strutture. Tuttavia, c'è anche una fede incrollabile che spinge e fa avanzare i processi pastorali”. Le due comunità saveriane nello stato di Jalisco stanno bene.
Congo RD: sanzioni all’M23. “Le sanzioni americane al Ruanda non toccano i congolesi che sono reclutati dall’M23”, a dirlo alcune fonti nel Sud Kivu. Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni all’esercito ruandese e a 4 alti ufficiali militari di Kigali con l’accusa di sostenere la ribellione M23 in Congo RD. Circa 20mila militari dell’M23 non sono ruandesi e lo stesso M23 risponde di non aver nulla a che fare con questo Paese. “Le sanzioni dovrebbero colpire tutti, in particolare chi occupa Goma e Bukavu. Che siano civili o militari la dirigenza è qui perché l’amministrazione messa in piedi dall’M23 è costituita da congolesi. Se si vuole costringere l’M23 a riconsegnare i territori occupati occorre imporre sanzioni alla sua dirigenza che si trova qui nell’est del Congo. Sanzionare solo il Ruanda non è sufficiente”.
In calo i “Fidei donum”. Sono 227 - su un totale di circa 31mila - i presbiteri incardinati nelle diocesi italiani che attualmente offrono il loro ministero all’estero, come missionari “fidei donum”. Si conferma la tendenza alla progressiva diminuzione dei “Fidei donum” provenienti dall’Italia, collegata al calo delle vocazioni, alle necessità delle diocesi che non riescono a far fronte alle proprie esigenze pastorali, all’aumento dei costi per il mantenimento delle strutture parrocchiali, delle case religiose. La maggior parte dei “Fidei donum” italiani appartengono alle diocesi di Lombardia e Triveneto.
A proposito di missionari, venerdì 7 marzo è deceduta, all’età di 85 anni, la Saveriana laica Emma Gremmo. Emma era arrivata a Piombino nel 1986, insieme al compianto p. Carlo Uccelli (entrambi nella foto). Insieme a lui aveva fondato il “Centro Fraternità Missionaria” (Cfm), associazione ecclesiale al servizio delle chiese locali e degli istituti missionari che vogliono incontrarsi per partire insieme in missione.
L’iniziativa
Lettera alla First Lady
Per la Giornata della Donna mozambicana, il 7 aprile, le donne hanno rivolto un appello a Gueta Selemane Chapo, moglie del Presidente Daniel Francisco Chapo, dopo aver appreso che per commemorare la giornata verranno distribuiti i teli colorati tipici del Mozambico (capulane). “A nome di tutte le nostre madri, figlie, sorelle e nonne, esprimiamo profonda indignazione. Non perché non apprezziamo i gesti simbolici, ma perché, in questo momento, il popolo mozambicano sta affrontando sofferenze reali e urgenti… I nostri figli continuano a morire in ospedali in condizioni precarie. Le donne incinte dormono in letti senza materasso, le partorienti attendono cure senza farmaci essenziali e le famiglie soffrono per la mancanza di assistenza sanitaria di base. Ci chiediamo: cosa c'è da festeggiare? La gente soffre e si aspetta soluzioni reali, non gesti eclatanti. Chiediamo che questi fondi vengano impiegati dove è veramente necessario: nella vita delle donne e dei bambini che ogni giorno soffrono nel nostro Paese”.
La voce dei vescovi
Lavorare insieme per il bene dei popoli
Le Conferenze episcopali di Africa e Madagascar e l’Unione Africana (UA) hanno rinnovato il loro memorandum d’intenti firmato precedentemente nel 2015 che prevede la collaborazione in settori quali la promozione e la difesa dei diritti umani, lo sviluppo della governance, dello stato di diritto, il rafforzamento delle azioni per il mantenimento della pace a sostegno della riconciliazione e della coesione sociale in tutto il Continente. è stato riconosciuto il decisivo ruolo della Chiesa nella società per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo messi in Agenda per il 2063. Si tratta di un documento programmatico di settantadue punti con obiettivi multipli. Tra i principali c’è lo sradicamento della povertà nel continente e la gestione delle risorse del Continente.
Nei territori del Vicariato apostolico dell’Arabia del Sud (Emirati Arabi, Oman e Yemen), i cristiani sono tutti immigrati, che lì lavorano. E anche su di loro è scesa l’ombra della guerra dopo l’attacco sull’Iran. Il Vescovo Paolo Martinelli, Vicario apostolico, visita comunità e parrocchie. “Anche nella provvisorietà che rischia di diventare precarietà il popolo di Dio è un popolo fedele. Negli Emirati, il governo sta promuovendo lo smart working e anche la scuola. Il settore turistico è quello che, in questo momento, soffre maggiormente. Tutti cercano di capire quali saranno gli sviluppi della situazione, per poi valutare. La speranza di tutti è di ritornare presto, sperando nella fine delle ostilità. Qui la religione è considerata come una risorsa per umanizzare la vita, per sostenere il cammino e per creare solidarietà tra la gente. Trovo sempre la vivacità e la partecipazione che caratterizza questo popolo. Parliamo anche della guerra e condividiamo le preoccupazioni per il futuro. Quando è scoppiata la guerra, ero in una parrocchia al confine con l’Oman. Abbiamo celebrato la Messa dei bambini. Non sapevo bene cosa dire; anch’io ero colpito da questa nuova situazione. Ho pensato di insegnare a loro una canzone sulla pace: La pace viene dall’Alto, entra nel cuore, si vede sul volto. Sono rimasto commosso da come l’hanno imparata subito e da come la cantavano scandendo e gridando forte le parole”.
Una storia speciale
Alfonso, Pedro e Pierre
I presbiteri Alfonso Avilés Pérez (59 anni) e Pedro Anzoátegui (43), hanno perso la vita dopo aver soccorso un ragazzo trascinato al largo dalla corrente. Doveva essere un momento di riposo durante un ritiro per chierichetti, ma si è trasformato in una tragedia che ha scosso la Chiesa ecuadoregna. L’episodio è avvenuto nel settore di El Arenal, una delle zone più frequentate della spiaggia. Il gruppo partecipava a un ritiro spirituale per chierichetti, in preparazione alle celebrazioni della Settimana Santa.
Padre Pierre al-Raï, poche ore prima di essere ucciso, aveva ribadito la ferma volontà - sua e della sua comunità - di non lasciare il proprio villaggio in Libano, risucchiato nel vortice della guerra che infiamma il Medio Oriente. Il sacerdote maronita è morto in seguito all’attacco dell’esercito israeliano entrato di nuovo nel sud del Paese. Diceva: “Salviamo le nostre terre e case dalla distruzione. Il messaggio non è solo nostro, ma per tutta la zona... altrimenti si perderebbe la speranza di ritornare. Noi rimaniamo e le garanzie e le sicurezze sono solo dal Signore…”.






