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Il periodo di Pasqua ci ha portato a riscoprire il valore del cambiamento e il desiderio dei buoni propositi che dovrebbero indirizzare il nostro vivere. La celebrazione eucaristica della Domenica delle Palme, presso l’anfiteatro all’interno del Parco della Mondialità in Gallico, officiata da don Nino Russo e p. Franco Saraceno, ha fatto vivere un intenso momento religioso ai fedeli che gremivano gli spalti.

Pur appartenendo a parrocchie diverse, nella giornata che ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, si sono riunite nella preghiera le comunità del Santuario della Madonna della Grazia e delle chiese di San Biagio V.e M. e San Nicola di Bari, superando l’appartenenza specifica e riconoscendosi, invece, unica assemblea davanti alla Mensa Eucaristica.  

Indubbiamente, una bella esperienza che mi ha indotto a riflettere sul misterioso, affascinante e rassicurante significato del termine comunità. Essa sembra costituire una risposta insostituibile alla crisi delle grandi narrazioni, causa della frammentazione esistenziale sempre più legata ad una progressiva forma di autoreferenzialità. La nuova realtà ci rende più deboli, isolati e facili prede di paure e ansie, validi motivi perché il concetto di comunità sia riconsiderato, rivalorizzato e soprattutto riproposto nella relazione che sta diventando sempre più artificiale. Sembrano lontanissimi i tempi in cui la vita sociale era fatta di incontri, di fiducia, di reciprocità e di vera gioia nel salutarsi per strada. Eppure tutto ciò, anche se in modo diverso, può essere ripristinato e molteplici sono i mezzi e i modi per superare il deprimente isolamento e spesso la triste solitudine che invade la vita.

Il senso di appartenenza non deve essere alimentato dall’idea di una realtà sociale circoscritta, immobile, perennemente uguale e chiusa nei suoi atteggiamenti esclusivi, ma dalla visione di un nuovo dinamismo con una proficua apertura alla prossimità con la quale costruire nuove e significative esperienze di vita basate sul confronto, ma soprattutto sull’incontro di idee, sensibilità, intelligenze e competenze capaci di progettare insieme. Sarebbe sufficiente rimettere al centro della relazione sia il singolo individuo che la comunità, sforzandosi di impedire che i muri nascondano la bellezza dell’incontro, dell’amicizia e della condivisione.

Nella complessa precarietà nella quale siamo immersi assume una grande valenza una comunità che si rinnova nel comportamento, nel linguaggio e nell’impegno del singolo e di tutti. Questo fa progredire, nel rispetto della tradizione e soprattutto nel definire una rete di vicinanze che crei nuove narrazioni, un nuovo modo di stare insieme. E Domenica delle Palme, il Parco è apparso proprio uno spazio di comunità, così come era stato concepito dal suo costruttore, il Saveriano p. Aurelio Cannizzaro.



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