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Il Natale durante la guerra

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Pensando ai tanti cristiani perseguitati che, anche quest’anno, celebreranno il Natale tra gravi disagi, mi ritorna alla mente il Natale del 1996, a Nakiliza (chiesa nella foto sopra), missione a più di 300 chilometri da Uvira sul lago Tanganika, in Congo.

In quei giorni la missione si stava svuotando, perché era al centro di uno scontro tra varie fazioni di ribelli, un’appendice alla grande guerra detta “dei Banyamulenge”, che fu in verità la guerra delle multinazionali anglofone per la conquista delle ricchezze minerarie del Congo. Mi chiedevo: “Come sarà il nostro Natale?”.

Pensai a Betlemme: non fu una nascita tra le musiche e i frastuoni dei palazzi dei potenti; fu povertà e incontro con la storia di gente misera…

Un papà ''angelo custode''

In tarda mattinata, insieme al diacono congolese Iyango, andai a Kabiluga: nessun’anima viva, le case vuote, le porte aperte e un silenzio di morte… Dal cancello grande della chiesa, dove mi trovavo per la preghiera pomeridiana, Wemba mi scorse. Mi intimò di uscire… Urlava con un cipiglio feroce tra il drogato e lo spiritato.

Dopo qualche minuto, passò un papà del suo villaggio: “Wemba, lascia stare il missionario! L’acqua che bevi è quella dell’acquedotto costruito da loro per noi. Dammi qui la lancia!”. E io, passando dinanzi a Gesù Sacramentato, capii chi mi avesse mandato quel “papà angelo di Dio”, e anche da dove mi era venuta la forza di restare sereno, senza paura.

La visita allo stregone

Il 20 dicembre, sempre insieme al diacono Iyango, andai allo stato maggiore dei ribelli Simba, dove si trovava il prigioniero Biloba, stregone dei babuyu di Tulungu. Biloba era l’unico non battezzato; anzi lui aveva abbandonato gli incontri di catecumenato, per poi finire a fare lo stregone.

Con noi c’era anche Shabani (genero di Biloba) e il vecchio Mateso (suo ex-catechista). Ci avvicinammo a lui: “Biloba, come ti senti? C’è qui tuo genero e il tuo vecchio catechista…”. E lui annuiva. “C’è qui anche il missionario con il diacono Iyango…”. Con voce molto rauca che a stento usciva dalla sua gola, si sforzava di rispondere… “Anni fa, lasciasti il catecumenato, però nella tua famiglia sono tutti cristiani. Desideri anche tu ricevere il battesimo?”. A questo punto si irradiò, fece uno sforzo per sollevarsi e rispose con un filo di voce: “Lo desidero tanto!”.

''Rinunci a satana?''

Gli feci altre domande, per verificare la sua volontà di rinnegare tutto ciò che riguardava la stregoneria: gli ingannevoli guadagni, i talismani, le ricette, i ricorsi agli spiriti… Gli raccomandai di mettere le sue sofferenze sulla croce di Gesù, come il buon ladrone… Poi pronunziò parole di perdono verso i babembe.

Domenica 22 dicembre, Biloba fu battezzato con il nome di Emanuele. Tutti ci sentimmo pervasi di gioia indicibile: la festa del Natale cominciava nei nostri cuori. Biloba fu il primo ex-stregone da me battezzato.

Questa esperienza di gioia profonda esplose poi nella celebrazione del 25 dicembre.

Tutti i cristiani delle etnie babuyu, tulungu e babembe riempirono la chiesa: l’assemblea cantava e danzava in coro al Divino Bambino… Fu una Messa di trionfo, iniziato al canto del “Gloria”, mentre avanzavo, con nelle mani alzate la statuina di Gesù Bambino, dal fondo della chiesa all’altare. Tutti provammo, anche se nel mistero, la grande emozione del “Gesù-con-noi”.

Solo i Simba restarono senza Natale. E si fecero vivi, come Erode: con un colpo fulmineo penetrarono nel dispensario, portarono via Biloba e lo uccisero.

Ma Biloba Emanuele, nella festa del “Dio-con-noi”, andò a unirsi a quel buon ladrone in paradiso.



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