Il Natale di tutti i giorni
"In Africa siamo più fortunati di voi..."
Questa lettera era stata scritta dal compianto p. Graziano Rossato, a Freetown in Sierra Leone, da spedire a tutti gli amici in occasione del Natale 2006. Era ancora in "bozza", non terminata, quando la morte lo sorprese la notte del 2 dicembre, e non è mai stata spedita. La dedichiamo volentieri a tutti i nostri lettori.
Freetown, Sierra Leone - Carissimi, non mi sembra vero che il tempo scorra così veloce! Un altro santo Natale è alle porte e mi invita, come tradizione, a farmi presente con due righe a familiari, amici e benefattori. Voglio sperare che prossimamente ci sia qualche persona partente per l’Italia, in tempo utile per impostare la lettera (in Italia): qua, purtroppo, le poste non funzionano a dovere e non vorrei che la lettera vi arrivasse per Pasqua!
L'avvento che stiamo celebrando è il tempo di preparazione per tutti noi, ognuno a modo suo.
Qui in Africa siamo indubbiamente più fortunati di voi perché, data la povertà, non subiamo il bombardamento e condizionamento consumistico che rende il Natale una festa che, per molti, serve a rompere la monotonia della vita quotidiana con grandi compere di regali e qualche abbuffata fuori programma (dopo tanti sacrifici per combattere colesterolo, diabete, gastrite...).
Qua noi chiediamo alla gente di privilegiare la partecipazione quotidiana alla celebrazione eucaristica, perché la liturgia della Parola offre la catechesi giusta per capire la dimensione spirituale di questa festa.
Il pericolo per tutti noi è che il Natale venga, come ogni anno, a scadenza di calendario e dopo la celebrazione ce lo mettiamo alle spalle fino alla celebrazione susseguente. La tentazione è quella di fare del Natale una festa del ricordo, un anniversario di un fatto storico e passato, proprio come i nostri compleanni o i vari anniversari... E poi, come si diceva una volta, “passata la festa, gabbato il santo!”.
Forse fare del Natale la festa dell’attesa potrebbe essere riduttivo e poco stimolante; pensare alla venuta finale di Gesù ci proietta nel futuro e il futuro, purtroppo, non genera tutto quel fascino che gode il presente. La celebrazione del Gesù storico, venuto duemila anni fa, e del Gesù che verrà, ci stimolano alla celebrazione del Gesù che viene oggi, ogni momento della nostra vita, l’Emmanuele, il Dio con noi.
Gesù di oggi. Lo incontriamo nella celebrazione dei sacramenti, ma soprattutto lo incontriamo nei nostri fratelli e sorelle più bisognosi, vicini e lontani, i favoriti della sua prima venuta finale:
“Avevo fame e sete... Quello che fate ai più piccoli, lo fate a me”.
Questo è il Natale vero che auguro a me stesso e a tutti voi, accompagnato dall’impegno di tutti i giorni dell’anno - non solo il 25 dicembre - di incontrarlo e metterci alla sequela sua. Il Natale che conta è quello feriale, di tutti i giorni, dei giorni di lavoro, della dimensione presente. Lo celebriamo attraverso gli avvenimenti quotidiani, le persone che incontriamo, tutto quello che dà senso alla nostra esistenza cristiana e ci richiama alla nascita storica di Gesù, rimandandoci alla sua nascita quotidiana in noi e per noi...








