Il ''Galilei'' adotta un conflitto… Iniziativa del liceo di Ancona
Per l'anno scolastico 2009-2010, la provincia di Ancona ha proposto alle scuole il progetto "Adotta un conflitto". Si tratta di un'iniziativa finalizzata ad approfondire l'analisi e la conoscenza di uno degli innumerevoli conflitti mondiali, per diffondere una cultura di pace e il rispetto dei diritti umani. L'obiettivo è contrastare la tendenza alimentata da certi mass media che diffondono quotidianamente notizie di violenze, per cui il conflitto è percepito come inevitabile e necessario, e i soprusi e i comportamenti aggressivi come normali.
Il coltan del Congo
Ci siamo rivolti ai saveriani di Ancona per qualche suggerimento, sapendo purtroppo che spesso la missione si svolge in terre che sono teatro di conflitti. Padre Enzo e Serge ci hanno suggerito di studiare il conflitto che insanguina da anni un bellissimo paese africano: la repubblica democratica del Congo. A tal proposito, proprio sulle pagine di questo giornale ho letto notizie molto approfondite che si sono rivelate utili per la nostra ricerca.
È così iniziata una conoscenza più precisa di questa guerra, dovuta principalmente allo sfruttamento illegale delle miniere di coltan, minerale indispensabile per l'alimentazione della moderna e sofisticata tecnologia occidentale, ma che spesso causa la morte di milioni di persone. Quasi completamente all'oscuro di tutto ciò, gli studenti hanno risposto con molto interesse.
I missionari in cattedra
I ragazzi di tutte le classi prime, di tre quarte e una quinta, circa 250 in tutto, hanno incontrato Serge e padre Enzo nelle ore di religione per una prima fase di sensibilizzazione. Dopo aver assistito al documentario "Il Congo piange i suoi figli", hanno discusso sulle cause e le conseguenze del conflitto, sconosciuto alla maggioranza dell'opinione pubblica.
Utilizzando il campus virtuale del liceo, ogni alunno ha compilato un questionario molto utile per la riflessione sul tema della guerra e si è quindi cimentato nella ricerca che toccava vari aspetti: le ricchezze del Congo, le motivazioni economiche della guerra, le ragioni locali e gli interessi internazionali, il disastro ecologico, la presenza dell'Onu e delle organizzazioni umanitarie, il lavoro dei missionari.
Si è svolta quindi un'interessante tavola rotonda alla quale abbiamo invitato p. Loris Cattani, esperto delle problematiche del Paese, e due studenti congolesi, Bernard Cibambo e Pierre Clavert che hanno vissuto la guerra in prima persona e ora studiano teologia a Parma. C'era anche una giovane di Emergency e la prof.ssa Giovanna Cipollari della comunità volontari per il mondo (CVM) di Ancona.
"Non poveri, ma impoveriti"
Ecco cosa ha scritto Martina, una studentessa della 4ª A, partecipante all'iniziativa del "Galilei". Lo studente saveriano Bernard ha detto: "I congolesi non sono poveri, ma impoveriti!". Da questa frase si può intuire la causa del conflitto, uno dei temi della tavola rotonda tenutasi nell'auditorium del nostro istituto per il progetto "Adotta un conflitto". Sono intervenuti vari saveriani che ci hanno fornito un'ampia visione su questo contrasto, spesso oscurato dai mass media per gli interessi economici dei paesi industrializzati.
Inizialmente p. Loris ci ha mostrato e spiegato alcune immagini del Congo, parlando della geografia del paese e delle ragioni economiche della guerra, dovuta alla presenza delle miniere di coltan, materia prima ambita per la produzione di cellulari, i-pod, computer e per la tecnologia di punta. Sono poi intervenuti i saveriani congolesi, Bernard e Pierre, che hanno fornito una testimonianza diretta sulla vita in Congo e su quello che hanno provato negli anni di guerra.
Durante un conflitto, i sentimenti sono diversi e soggettivi. Alcuni provano impotenza e forza: davanti a un mitra infatti non si può fare nulla, ma si può avere la forza di vedere il nemico ancora come un fratello. C'è poi un sentimento di rabbia e di sofferenza, per non poter essere sicuri neanche a casa propria. (Martina)
Crescere in una cultura di pace
Con la professoressa Giovanna Cipollari abbiamo discusso sulla mentalità in tempi di guerra e di pace. La guerra è un problema di tutti, che ha alla base motivi economici. Ogni conflitto nella storia, infatti, ha avuto cause economiche, spesso mascherate da problemi religiosi o dal pretesto di salvaguardare i diritti umani. La guerra non è necessaria, ma spesso si trova il modo perché la gente consideri lo scontro un mezzo imprescindibile. E spesso questa idea viene inculcata da false informazioni provenienti da alcuni mezzi d'informazione, complici nel conflitto.
Dobbiamo impegnarci a formare una cultura critica. La guerra e le uccisioni non possono e non devono entrare a far parte della quotidianità come un aspetto normale. Viviamo nell'era della violenza e la mentalità tipica della guerra in questo periodo è basata su uno schema culturale. La prima fase è la demonizzazione del nemico, che fa vedere l'altro come qualcosa di perfido. Poi c'è la formazione del guerriero, che crea il mito dell'esercito. Infine c'è la creazione di un'identità culturale "fasulla", basata sul razzismo nei confronti del diverso o dello straniero.
Il dibattito che ne è seguito ha creato non poche polemiche, soprattutto sul metodo di pacifica contestazione della guerra, considerato da alcuni studenti poco plausibile nella società attuale. A conclusione dell'assemblea il coro del liceo "Galilei" ha intonato alcune canzoni ispirate alla pace.








