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Da qualche tempo, nella pagina di “Missionari Saveriani” dedicata al Friuli - scrigno di brevi note di grandi azioni e di incisive testimonianze di carità e di fede profonda di missionarie e missionari nel mondo - viene riprodotta un’immagine significativa.

È la fotografia (scattata certamente dal Vice prefetto Barbieri, nei pressi della chiesetta della Madonna di Loreto, a Muina di Ovaro, durante le vacanze estive, probabilmente nell’agosto 1959), di un gruppo di “apostolini” negli anni in cui anch’io ne facevo parte. Quella foto, con quei ragazzi sorridenti e gioiosi che rispecchiano un sentimento di speranza e di fiducia in un futuro di alte idealità, mi richiama alla mente altri volti, altre immagini e sensazioni forti, in un turbinio di gioia e tristezza, di nostalgia e rimpianto…

Il tutto è sovrastato da un profondo sentimento di gratitudine e riconoscenza per coloro che sono rimasti impressi in maniera indelebile nella mia mente e nel mio cuore. Hanno rigenerato in me l’autostima nella consapevolezza e “accettazione” dei miei limiti, vivendo l’esperienza di una vera “comunità educante”! Ora che ho saputo del passaggio all’altra vita di p. Vittorio Ferrari, all’epoca vice rettore della casa di Udine, ho avvertito un obbligo morale di ricordare, con devoto affetto, lui e gli altri saveriani che, nei diversi ruoli, provvedevano al buon funzionamento della comunità.

Di ognuno potrei descrivere le caratteristiche, il carattere e le particolarità, ma non c’è spazio. In sintesi, ciò che li accomunava, oltre a una fede profonda e alla vocazione missionaria, erano - pur nei diversi ruoli - l’umiltà, lo spirito di servizio, il riconoscimento e il rispetto del valore dell’altro. Nel rapporto maestro-discepolo, questo non significa accondiscendenza e buonismo, espressioni di commiserazione e sfiducia, ma esercizio di quell’auctoritas che induce all’impegno, alla crescita, a sviluppare e ad esprimere il meglio di sé! 

In tutti loro, seppure in forma e con modalità diverse, ho visto l’espressione dell’educatore che è tale non per quello che dice, ma per quello che fa e, soprattutto, per quello che è! Grazie di cuore, quindi, a p. Ghezzi, rettore e insegnante di latino; a p. Piacere, insegnante di italiano; a p. Feminella, padre spirituale (tutti e tre reduci dalla missione in Cina); a p. Bon, economo ed insegnante di matematica. E un grato ricordo anche per gli assistenti dei ragazzi e per il Vice, studenti di Teologia, che con noi condividevano le giornate e gli impegni extrascolastici a cui eravamo responsabilizzati (le pulizie e la tenuta in ordine di cortili e locali, ad esempio). Grazie anche alle signore Maria e Marcellina, addette alla cucina che, anche quando era “scarna”, aveva il piacevole gusto dell’attenzione e della generosità.

Rattrista, oggi, non vedere ancora quella “comunità pulsante di vita e di alti ideali e speranze”, sentimenti diffusi nella società di quel tempo. Parte di quei locali accoglie ora coloro che quegli ideali hanno vissuto e ne restano flebili e inascoltati testimoni. E anche i locali attigui, con nuove strutture, ospitano coloro che continuano a coltivare e diffondere tali ideali, tutt’altro che anacronistici.
L’angolo, fra le vie Monte San Michele e Montello, pare ora un focolare spento, perché le fiamme (che un tempo dispensavano abbondante luce e calore) si sono lentamente affievolite... Ma, sotto tante vivide braci, sono pronte a riprendere vigore. I tempi sembrano preludere alla riscoperta dei veri valori della Vita, della Natura, dell’Uomo, del Creato… Le fiamme torneranno a risplendere!



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