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Presso l’oratorio “Don Bosco” di Regona di Pizzighettone, si è tenuta una conversazione tra Bruno Tagliati (segretario FAPAcli di Cremona) e don Antonio Agnelli (docente di teologia all’Università cattolica) sul suo ultimo libro “Il Cristo misericordioso di Papa Francesco”. Bruno Tagliati, commentando alcuni brani, ha chiesto all’autore di approfondirne gli aspetti più rilevanti.

Punto di partenza è stato la forte volontà di riforma del Pontificato di Papa Francesco grazie alla sua grande apertura, alla promozione del dialogo interreligioso e all’impegno per la pace. Don Agnelli ha rimarcato che papa Francesco si è focalizzato tanto sul tema della “misericordia”, la cui etimologia significa cuore aperto ai miseri, ai poveri, ai peccatori, agli oppressi, agli scartati, a tutti noi. Don Antonio cita subito le parole di Francesco del Regina Coeli del 23 aprile 2017: “La misericordia alla luce di Pasqua si lascia percepire come una vera forma di conoscenza… Sappiamo che si conosce attraverso tante forme, i sensi, l’intuizione, la ragione e altre forme ancora. La misericordia apre la porta della mente per comprendere meglio il mistero di Dio e della nostra esistenza personale. La misericordia ci fa capire che la violenza, il rancore, la vendetta non hanno alcun senso, e la prima vittima è chi vive di questi sentimenti, perché si priva della propria dignità. La misericordia apre anche la porta del cuore e permette di esprimere la vicinanza soprattutto con quanti sono soli ed emarginati, perché li fa sentire fratelli e figli di un solo Padre…”. È questa una percezione della misericordia tipica del sentire dell’America Latina e che riprende i documenti di Aparecida di cui si è occupato il cardinale di Buenos Aires.

Per Tagliati, è impossibile pensare al cristianesimo senza misericordia e speranza. Ma come possiamo conciliarle con i conflitti di oggi? Don Agnelli risponde che per chi ha bisogno di consolazione, la misericordia riscalda il cuore e ci impegna tutti per la pace. Non bastano le idee, né le preghiere, ma occorre essere testimoni di misericordia. Papa Francesco si è messo in gioco in prima persona pregando, dando segni di solidarietà concreta, manifestando… Noi cristiani siamo un po’ timorosi, ma dobbiamo essere certi che il Vangelo ci sostiene e dev’essere preso come riferimento. Don Primo Mazzolari ripeteva che il cristiano non è di destra, né di sinistra, né di centro, ma guarda verso l’Alto. Papa Francesco è stato fedele al Vangelo, guardando in Alto e i cristiani devono introdurre il Vangelo nelle loro scelte quotidiane. 

Tagliati chiede a don Antonio quale potrebbe essere la parola più complicata in riferimento al denso pontificato di Papa Francesco. Sono due le parole che emergono. La prima è CORAGGIO, per aver denunciato al Congresso americano il commercio delle armi Usa che produce denaro intriso di sangue innocente tra il silenzio complice della pubblica opinione. Il secondo è quello dell’interesse di Francesco per i movimenti popolari tipici dell’America Latina (riferimento al motto terra, casa e lavoro). È stato molto criticato per il valore che ha attribuito a queste esperienze di base che nascono dal popolo e per la condanna dell’economia che si arricchisce con il commercio delle armi. 

Nel quinto capitolo del libro si parla del Cristo nella creazione, a 10 anni dell’enciclica Laudato si’ che ci invita ad avere cura del nostro pianeta. Si tratta indubbiamente di un’enciclica provocatoria e scomoda che ha toccato gli interessi di molti. La Terra è per noi cristiani Creazione che l’uomo non deve distruggere, ma custodire, utilizzando le risorse in modo responsabile. Il testo è profondamente teologico e si conclude con un inno alla Trinità che riassume in sé tutta la Creazione. Il credente deve conservare questo dono di Dio ricordando che interessi particolari e profitti non aiutano il benessere dell’uomo e della natura. 

Tagliati ricorda che quest’anno sono 5 anni dall’enciclica Fratelli tutti, che esorta a promuovere la fraternità non solo a parole, ma coi fatti, con l’inclusione e l’aiuto a chi cade: ma i cristiani sanno riconoscere Cristo nel volto di ogni escluso? Per don Antonio la fraternità è essenziale e se, come cristiani non si parte da qui restiamo isolati. Purtroppo oggi c’è una competitività esagerata e in ogni ambito si tende a schiacciare e superare l’altro. 

Un’ultima domanda: che significato ha oggi la parola pace? Papa Francesco ci ha messo in guardia dalle idolatrie: seguiamo gli idoli che danno morte o gli idoli che danno vita? Denaro, armi e potere sono strumenti di morte che impediscono di costruire una cultura di pace. I media ci bombardano con un linguaggio militare che ci spinge a credere che non ci sia soluzione e la pace perde di significato. Come diceva don Tonino Bello, la pace deve entrare nel cuore dei cristiani, ma quanto ci teniamo? Quanto lavoriamo per costruire la pace intorno a noi? No alla morte, no alle armi, no alla guerra! La serata si è conclusa con la preghiera per la Pace di Papa Francesco.



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