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I Saveriani in Romagna e la Chiesa locale

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La festa di Pasqua è all’origine e ci riconduce costantemente al cuore della nostra fede: Cristo risorto! “Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati”, scrive San Paolo alla Chiesa di Corinto. Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti” (1Cor 15, 17.20). La celebrazione di questa festa, dopo i 40 giorni della quaresima, esplode nel canto dell’Alleluia, della lode a Dio. Il periodo quaresimale, la settimana santa e il triduo pasquale hanno visto la nostra comunità pienamente occupata nei diversi impegni e servizi pastorali, in comunione con la nostra Chiesa locale. Nei decenni passati i servizi richiesti alle comunità religiose, compresi noi missionari, erano principalmente saltuari o di sostituzione. Si trattava di attività di supplenza per venire incontro alle necessità della vita della Chiesa soprattutto nelle feste più importanti, oppure quando un prete era ammalato o si doveva assentare. Oggi non è più così. Da tempo, in accordo con i vescovi e i presbiteri un po’ ovunque in Italia, le nostre comunità assumono impegni di collaborazione e di servizio costante a favore del popolo di Dio. Lo stesso vale anche per la nostra comunità saveriana di San Pietro in Vincoli. In Romagna partecipiamo in maniera cordiale e puntuale alla vita delle nostre Chiese. Già in un’altra occasione abbiamo raccontato dell’impegno della celebrazione dell’Eucaristia ogni domenica mattina nella nostra cappella. Sono però, molto più numerosi i nostri servizi, e crediamo sia bello che i nostri amici e benefattori ne siano messi al corrente. Un impegno che vede coinvolta settimanalmente la nostra comunità, e per più giorni, è il servizio della misericordia di Dio. Due mattine (lunedì e giovedì) e tre pomeriggi (lunedì, mercoledì e venerdì), uno di noi è sempre presente in cattedrale a Forlì, a disposizione per l’ascolto delle confessioni.Assicuriamo la celebrazione dell’Eucaristia anche in alcune chiese della zona di Forlimpopoli: il sabato pomeriggio nella parrocchia di San Leonardo in Schiova, la domenica mattina nella comunità che si ritrova intorno al Convento delle Monache Agostiniane, seguita dal servizio nella piccola parrocchia di Sant’Andrea. In questa zona si rendono presenti soprattutto p. Ivano Marchesin, p. Pietro Rinaldi ed io. Padre Antonio Guiotto, pur con qualche problema alla vista, accompagna con costanza la comunità di Branzolino. Ogni domenica mattina qualche parrocchiano viene a prendere p. Antonio e, dopo la messa, lo riaccompagna a casa. A Branzolino si rendono conto che di questi tempi avere un presbitero per l’Eucaristia domenicale è una ricchezza. Anche mons. Giorgio Biguzzi, nella Fraternità San Lorenzo in San Pietro in Vincoli, assicura il servizio liturgico nella RSA di cui è ospite e, quando necessario, amministra l’unzione degli infermi. Il servizio che richiede un maggiore impegno di presenza e di cura è la parrocchia di Villafranca, nella periferia di Forlì. Da aprile 2023, il vescovo Livio mi ha nominato viceparroco. Come per ogni parrocchia sono molteplici le attività partendo dal servizio domenicale della Messa, insieme alla celebrazione del sabato sera assicurata con costanza da p. Ivano.Al servizio liturgico seguono tutte le proposte di formazione ai sacramenti rivolte principalmente ai ragazzi e i lavori delle diverse commissioni che sostengono la vita della comunità nei suoi ambiti: pastorale, liturgia, amministrazione, ricreazione, manutenzione... Arricchente è la presenza nel territorio parrocchiale del Villaggio della gioia: un gruppo di famiglie della Comunità Giovanni XXIII fondate da Don Benzi. Quest’anno riprende anche la visita e la benedizione delle famiglie, segno di un Dio che si fa vicino e che bene-dice, cioè dice-bene dei suoi figli. Significativa per il mondo giovanile è la presenza di un numeroso Gruppo Scout che accompagna il cammino di crescita di un buon gruppo di ragazzi e giovani dai più piccoli (i lupetti), passando per il reparto e poi il CLAN, fino ad arrivare alla Comunità Capi. Bella, profonda e arricchente è stata la settimana di vita comunitaria che il CLAN ha vissuto nei giorni della settimana santa all’interno della vicina Fraternità Dives in Misericordia, di cui racconteremo nei prossimi mesi. A volte qualcuno si chiede e ci chiede: cosa fanno i missionari rientrati in Italia? E perché rimangono qui? Oltre alle motivazioni legate ai problemi di salute e all’età, credo sia necessario ricordare l’importanza dell’apporto che possono offrire coloro che hanno vissuto in ambienti culturali ed ecclesiali diversi dal nostro.Sono passati ormai quasi 10 anni da quando durante il Convegno Ecclesiale di Firenze, novembre 2015, Papa Francesco affermava che più che in un’epoca di cambiamenti stiamo vivendo un “cambiamento d’epoca”, cioè un tempo dove i piccoli aggiustamenti nei modi di pensare e di agire non bastano più. È necessario andare oltre il “si è sempre fatto così”, per leggere invece la storia del nostro mondo e aprire con coraggio vie nuove. In questo impegno non semplice, i missionari che hanno vissuto in contesti culturali diversi da quello del loro Paese di origine e hanno dovuto inventare e aprire vie nuove nei territori di missione, offrono un apporto significativo, che forse andrebbe apprezzato e richiesto maggiormente. I missionari possono fare da ponte di scambio per conoscere e condividere le esperienze di vita delle giovani Chiese dell’Africa, dell’Asia e delle Americhe che hanno senza dubbio qualcosa da offrire alle Chiese di antica fondazione del Nord del mondo. In questo, trova tutto il suo senso l’impegno di tanti missionari che oggi lavorano in Italia.



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