I santi nostri contemporanei
Don Bosco è tornato con la sua urna a Forlì il 20 febbraio e il 23 febbraio a Ravenna. Nel giro di due anni sono passati a Forlì e Ravenna le urne di due santi: don Bosco e mons. Guido Conforti.
Don Bosco appartiene ai santi sociali piemontesi della scuola di don Cafasso che lo aveva accompagnato nel carcere per fargli vedere la miseria degli uomini. Ideò il grande progetto educativo dell’oratorio con la pedagogia dell’anima.
Mons. Guido Conforti appartiene ai santi pastori emiliani della scuola di mons. Andrea Ferrari, poi cardinale di Milano. In sintonia con il pontificato di Leone XIII, s’interessò dei problemi sociali, per promuovere la partecipazione dei cattolici alle elezioni. In occasione delle agitazioni popolari, represse da Bava Beccaris, è stato vicino al popolo al punto da essere considerato un sovversivo modernista.
Ogni tanto si dice che la chiesa è in ritardo di due secoli. Mi sono sempre chiesto quale sia il criterio di datazione per parlare di “ritardo”. Infatti spesso sono stati proprio i santi gli ideatori del nuovo.
- Don Cafasso è il prete dei carcerati e condannati a morte.
- Don Bosco si interessa dell’educazione dei giovani quando ancora non c’era l’organizzazione scolastica pubblica.
- Il Cottolengo è il prete dei malati incurabili, rifiutati dagli ospedali di allora.
- A Parma mons. Conforti pensa alla globalizzazione fraterna dei popoli e del popolo, che facciamo fatica a realizzare ancor oggi.
- A Piacenza mons. Scalabrini, vescovo di quella città, ha a cuore l’emigrazione degli italiani all’estero…
Per dirla con Von Bathassar: “Chi non vuole ascoltare Dio, non ha nulla da dire al mondo”.







