I “nostri” ci fanno onore
Quando un missionario arriva in missione (soprattutto se ha trascorso un periodo in Italia) si mette a lavorare con molta lena. E naturale che sia così. In queste pagine riportiamo alcune istantanee che p. Claudio ha scritto ai suoi amici. Lo stile non si contraddice: è sempre lui che in poche parole, quasi misurate, riesce a dire qualcosa di sodo. E poi le prime impressioni sono sempre interessanti . All'inizio si scrive volentieri, magari anche spesso perché tutto ciò che si vede o si fa ha sapore di nuovo. Poi magari si finisce per non dare attenzione allo stupore della vita di ogni giorno. Non è proprio uno stile da seguire. Speriamo che p. Claudio faccia eccezione alla regola.
Primi passi in missione
Nell'Assemblea Saveriana che si è tenuta a Palmira è venuta, a parlarci una "teologa di razza", ossia una che sapeva bene il suo mestiere in quanto a preparazione, ma con idee tipicamente "moderne" a tal punto da svuotare la salvezza di Gesù Cristo a favore dell'importanza della cultura. A questo punto mi sono messo a battagliare. Certo è che io non sono venuto qui per essere un animatore culturale, ma per annunciare Gesù Cristo unica salvezza per tutti.
Qui il lavoro si va moltiplicando tra un corso di Bibbia, formazione dei catechisti al sabato, vari incontri con i genitori. La cosa sarebbe una vera benedizione, se non ci fosse spesso un'incognita da affrontare. Tu metti la catechesi al sabato e le scuole, per recuperare i giorni persi a causa dello sciopero, ti piazzano proprio i giorni di recupero al sabato; così tutto va all'aria. O magari aspetti per un incontro e piove forte ( cosa che qui è quotidiana) e la gente non viene, perché deve camminare in mezzo al fango e di solito non ha nemmeno un ombrello, al massimo si mette un asciugamano sulla testa.
E allora ci vuole pazienza. Ma il Signore dice che è nella pazienza che salveremo le nostre anime. Da voi il freddo si fa abbastanza sentire. Qui invece mentre vi scrivo (le dieci di notte) ho il ventilatore acceso e sto sudando. Questa sera, mentre celebravo a "Union de Viviendas", mi sono arrivate sull'altare un centinaio di formiche con le ali tanto che ho dovuto interrompere e fare pulizia. Per fortuna che il calice era coperto, diversamente mi saltava fuori zuppa di sangue di Cristo. Al gruppo biblico avevo 25 persone: poveretti ci mettono tutto il loro impegno a digerire il mattone degli incontri iniziali.
Ad ogni modo vedo che il gruppo sta crescendo. La televisione ha fatto una grande pubblicità per il giorno della "Navidad" (Natale). La cosa drammatica sta nel fatto che nel giorno di Natale c'è stata in chiesa meno gente di sempre perché tutti ( o quasi) si erano ubriacati alla vigilia. Questa è la festa dei poveri! Che tristezza! Ora vado ad un incontro che sarà dimezzato a causa della pioggia. Almeno io ho l'ombrello!








