“I missionari sono ancora vivi”, p. Rizzi da Kitutu
Padre Giuseppe Rizzi è tornato in Italia e sta recuperando un po’ di salute nella casa di suo fratello a Maslianico. Con una lettera, ci racconta che ha salutato definitivamente la sua gente della missione di Kitutu, nella repubblica democratica del Congo. Al suo ritorno in Africa, infatti, sarà destinato a un’altra missione. Il suo discorso d’addio è cucito di ricordi del passato, soprattutto della guerra che è stata molto triste e drammatica, per lui e per tutta la comunità.
Tutto è da ricostruire
Padre Giuseppe ha salutato la sua gente, di cui ammira la capacità di perdonare coloro che li hanno fatti soffrire e hanno perfino ucciso i loro cari. Ha sperimentato davvero che “solo i poveri hanno aiutato i più poveri di loro”.
Il 6 febbraio, gli ultimi banditi hanno abbandonato Kitutu, sostituiti dall’esercito regolare. La guerra ora sembra finita. Speriamo che sia così. Ma tutto è da ricostruire e quasi da dimenticare, anche se ci sono stati tre milioni e mezzo di persone massacrate durante la lunga guerra.
Alla speranza del popolo si contrappone il freno da parte delle autorità.
Padre Giuseppe invita i nostri affezionati lettori a non dimenticare i congolesi, con la preghiera e l’aiuto, perché quel “primo vagito di pace, dopo nove anni di guerra, diventi un grido di vita e una realtà di pace, per sempre”.
La lettera di p. Rizzi: “Diamo spazio a Dio”
“Cari amici della missione di Kitutu,
è difficile descrivere gli avvenimenti degli anni trascorsi con voi, quasi sempre in guerra. Che cosa c’è di essenziale, e anche di bello, da ricordare durante il lungo periodo di distruzioni e di morte vissuto insieme? Ho sofferto come voi e con voi. Come la vostra casa, anche la nostra è stata saccheggiata. Come voi, siamo stati percossi, minacciati e insultati. Tra i vostri morti, vittime di inutili crudeltà, c’è pure il nostro missionario p. Natalino Tomasi.
La condivisione di vita, in quei momenti tristi, ha edificato un vincolo di solidarietà, di amicizia e di fratellanza che mai si scioglierà nel tempo. Ci hanno permesso, infatti, di scoprire dove stanno i veri valori, chi è veramente colui che non c’imbroglia e rimane fedele con il suo aiuto: il Cristo. Con voi, abbiamo sperimentato la sua presenza anche quando si era perduta ogni speranza di soluzioni pacifiche: voi fuggendo nella foresta; noi aspettando nella missione gli assalti dei barbari e i loro saccheggi.
Al riparo, nella brush, ascoltavate la campana chiamare alla preghiera mattutina e alla celebrazione eucaristica.
Ringraziavate il Signore perché la campana annunciava “che i nostri missionari sono ancora vivi e sono ancora con noi”, infondendo nei cuori speranza e fiducia. Sì, Cristo era ancora con noi e non eravamo soli. Egli merita che diamo più spazio a lui nella nostra vita”.
p. Giuseppe Rizzi, sx.








