I miei ricordi saveriani
In agosto, ho partecipato al bel pellegrinaggio della diocesi di Cremona, guidato dal vescovo mons. Antonio Napolioni: Lourdes, Saragozza, Barcellona e Montserrat. È stata una bella esperienza anche per fare conoscenza con tutto il gruppo dei pellegrini. Sono stati giorni intensi sia per i momenti di preghiera e devozione, ma anche per la condivisione di nuove amicizie.
Tra queste ha avuto un aspetto particolare quella di Paola Marinoni con suo marito Claudio. Paola mi ha parlato con entusiasmo di suo fratello p. Claudio, missionario in Brasile, facendo riemergere nella memoria vari ricordi personali riguardanti i Saveriani. Negli anni di formazione in seminario (‘55-‘68), le missioni erano una realtà sempre presente: le riviste missionarie ci tenevano informati, alcuni film proiettati ci coinvolgevano nelle opere coraggiose dei missionari e, inoltre, vari missionari di ritorno in patria venivano a illustrarci le loro esperienze in terre lontane.
In quel periodo, in via Bonomelli a Cremona era stato aperto un nuovo seminario minore per le vocazioni missionarie e noi del seminario diocesano, a volte, lo frequentavamo. Ricordo soprattutto alcune partite a pallone nel loro campo. Non abbiamo mai vinto. I futuri missionari erano più forti di noi futuri presbiteri diocesani. Giusto così, perché per fare i missionari l’energia deve essere proprio tanta.
Altro ricordo vivo in me e nei seminaristi di allora fu la partenza dal nostro seminario vescovile di alcuni compagni (Parmiggiani, Brioni, Fiori, Lucini) che scelsero di diventare Saveriani. La nostra stima per la loro scelta coraggiosa aveva animato tante conversazioni e discussioni. Quando poi questi nostri compagni hanno fatto la loro professione religiosa, io ho avuto la fortuna di essere presente. Un pullman di persone partiva da Viadana per essere vicino al compaesano Sandro Parmiggiani. Ho partecipato a Ravenna alla Messa solenne, dove un bel gruppo di novizi, tra cui i nostri cremonesi, si impegnava a continuare il cammino di formazione al sacerdozio.
Nei miei primi anni, ho seguito da lontano p. Parmiggiani impegnato in Bangladesh, missione poi interrotta per problemi di salute che l’ha costretto al ritorno in Italia, dove ha continuato il suo apostolato, passando pure a Cremona. Un altro Saveriano che non posso fare a meno di ricordare è il compaesano p. Pierluigi Sartorio che, giovane laureato, è diventato missionario e ha speso tutta la sua vita in Congo. Tornato in Italia anziano e malato per curarsi, ha terminato la sua vita e ora riposa nel cimitero del mio paese. Sono certo della sua intercessione per noi.
Nella mia lunga vita di presbitero, ricordo con piacere alcune visite fatte all’Istituto Saveriano di Parma, terminate sempre con una preghiera per le vocazioni missionarie, sacerdotali e religiose sulla tomba di San Guido Conforti, vescovo della diocesi di Parma e fondatore dei Saveriani.
Sono sempre belli i ricordi passati, anche quelli più piccoli e personali, perché manifestano la grazia di Dio che opera nella sua Chiesa. Ringraziamo il Signore per aver chiamato a sé tanti operai per il suo regno, garantendo loro il centuplo già quaggiù. Lo possono testimoniare tutti i missionari che con entusiasmo hanno risposto generosamente alla chiamata del Signore, partendo per Paesi lontani.







