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La Giornata dei missionari martiri si celebra il 24 marzo di ogni anno perché il 24 marzo del 1980, mentre celebrava la Messa, fu assassinato l’Arcivescovo di San Salvador Oscar Romero. È stato un simbolo del martirio vissuto per la giustizia sociale e per i poveri in nome del Vangelo di Gesù. Ancora oggi rappresenta un esempio di una vita cristiana attenta alla preghiera e alla Parola, così come all’attenzione per i fratelli e sorelle rimasti ai margini della società.

Questo anno il tema della giornata è “Gente di primavera” e si ispira al messaggio di papa Francesco per la Giornata missionaria mondiale 2025. L’opera missionaria è per sua natura un’eterna primavera perché fa sbocciare continuamente fiori di bellezza, di giustizia, di riscatto, di fraternità e pace che fanno desiderare e pregustare i frutti di un mondo nuovo trasformato dalla forza del vangelo.
La forza di stare in situazioni di pericolo la si trova nella vita di Gesù e Lui ci invita ad andare fino ai confini del mondo: “Strada facendo predicate, dicendo che il Regno di Dio è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni” (Mt 10, 7-8)

Lo stare evangelico non è mai immobilità né rassegnazione: è speranza attiva che genera atteggiamenti e gesti di pace, parole che disarmano proprio là dove le ferite dei conflitti sembrano cancellare la fraternità. È lo stare che testimonia il desiderio di dialogo tra culture e religioni, scelta che protegge i piccoli anche quando stare dalla loro parte chiede un prezzo da pagare. È il rimanere che genera processi di perseveranza nella ricerca di percorsi di riconciliazione da costruire nell’ascolto e nella preghiera. Il rimanere infonde coraggio nella denuncia di situazioni e strutture che negano la dignità delle persone e la giustizia. È nel restare come seme che accetta di morire perché la vita fiorisca in forme diverse e complementari.

Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, nel 2025 sono stati uccisi nel mondo 17 missionari e missionarie cattolici: presbiteri, religiose, seminaristi, laici. Tra loro anche il giovanissimo seminarista nigeriano Emmanuel Alabi, morto durante la marcia forzata impostagli dai suoi rapitori che avevano assaltato il Seminario minore di Ivianokpodi; dopo averlo ferito, lo avevano sequestrato insieme a due suoi compagni. Ci sono suor Evanette Onezaire e suor Jeanne Voltaire, assassinate da membri di una delle bande armate che tengono in scacco Haiti; c’è Donald Martin, primo prete cattolico birmano ucciso nel conflitto civile che insanguina il Myanmar, il cui corpo senza vita, orrendamente mutilato, è stato ritrovato da alcuni parrocchiani nel complesso della parrocchia.



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