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Venerdì 21 marzo, la Chiesa di Forlì-Bertinoro si è riunita nella cattedrale di Forlì attorno al Vescovo Livio Corazza per la Veglia di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri. La riflessione è ruotata attorno alle figure dei 3 martiri Saveriani del Congo: p. Luigi Carrara, p. Giovanni Didonè e fratel Vittorio Faccin che, insieme all’Abbé Joubert, sono stati beatificati nell’agosto 2024 a Uvira, in Congo RD. Per questo motivo, è stata affidata a p. Pietro Rinaldi, per tanti anni missionario in Congo e ora superiore della nostra comunità, una riflessione e una testimonianza sulla vita missionaria e sul martirio.

Padre Pietro ha offerto una profonda riflessione sulla bellezza e la radicalità della vocazione missionaria. Ricordando la testimonianza dei tre Saveriani e dell’Abbé Joubert, trucidati negli ultimi giorni del novembre 1964 nelle missioni di Baraka e Fizi, p. Pietro ha tracciato il senso profondo della missione cristiana: questi martiri della fede hanno offerto la loro vita per l’annuncio del Vangelo, incarnando in questo modo la chiamata evangelica a seguire Cristo fino alla fine.

La vita missionaria è una risposta radicale a un incontro che cambia totalmente l’esistenza: l’incontro con Cristo, a cui non è possibile dire di no! I testimoni (martire nella lingua greca significa testimone) di oggi, come Maria, hanno detto il loro sì senza riserve. Per questo è importante ricordare che il missionario non parte per un’avventura, ma per annunciare e condividere l’esperienza di un incontro eccezionale, che produce pienezza di vita e gioia vera. Lo si percepisce negli scritti dei martiri saveriani: è una gioia che non nasce dall’assenza di problemi e difficoltà, ma piuttosto dalla certezza di portare Cristo là dove è più necessario.

Partire per la missione, specialmente in terre difficili come il Congo, significava spesso non sapere se e quando si sarebbe tornati. Una volta il missionario partiva per sempre e il Saveriano, ancora oggi, sa che la sua vocazione è per sempre. “L'Amore di Cristo ci spinge” è un’espressione molto cara a mons. Conforti e ai suoi missionari. Ci ricorda sempre che riconoscersi amati da Cristo è ciò che ancora oggi ci spinge nella missione di amare senza misura e di essere luce anche nelle situazioni più buie.
Il Congo, terra ancora oggi martoriata da una guerra che dura da oltre 60 anni, è stato il campo di missione di questi uomini e martiri della fede. E i congolesi hanno ancora qualcosa che nessuno può togliere loro: la fede!

Per noi che viviamo qui, p. Pietro ha ricordato che fare missione non è solo partire per terre lontane, ma portare la luce di Cristo ovunque, nel quotidiano. Voler bene è già missione, se alla base di tutto c’è Cristo, colui che ci spinge ad amare sempre e ovunque. La fede non è un obbligo, ma una risposta d’amore. I missionari martiri ci insegnano che la vita cristiana è una testimonianza concreta. Nel loro sacrificio si perpetua il mistero della Croce, il mistero di una vita donata per amore a Dio e al mondo intero.

Verso la conclusione della Veglia, è stata data lettura del Martirologio: sono stati ricordati i nomi delle sorelle e dei fratelli che, nei diversi continenti durante il 2024, sono stati uccisi a causa della loro fede. Nome dopo nome, nella cattedrale sono state proiettate le loro foto. Per ciascuno è stato portato un fiore, un segno semplice ma significativo della memoria e della gratitudine della Chiesa.

Concludendo la veglia, il vescovo Livio ha sottolineato l’importanza di conservare il ricordo dei martiri, lasciandosi guidare dal Vangelo per imparare ad essere missionari nel quotidiano. Il Vescovo ci ha invitato a sapere essere, con creatività, missionari lì dove viviamo e a sostenere chi, per vocazione, è chiamato ad andare nel mondo intero.



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