Famiglia: un legame divino! - Angeli vicini e lontani sono con noi
Ripeto: non è mia intenzione raccontare atti di eroismo da parte dei missionari. Anzi, sentiamo proprio una forza che non ci appartiene, ma che ci viene da Dio e anche dal vostro sostegno.
I nostri angeli custodi
Martedì 20 - Alle 5 e 45 mi sorprende il suono della campana della cattedrale, poco vicina. Finalmente un dolce suono! Ma i botti, in serie, si sentono ancora, anche se più lontani. Usciamo con Antonina dal cancello per andare a Messa. Vediamo la tenuta di un militare abbandonata lungo la strada. Non è l'unica che ho visto in questi giorni. Ci dicono che i prigionieri (circa 1.500) sono scappati. Questa informazione non sono riuscito a verificarla di persona e le radio non ne hanno parlato. Eppure, vivendo vicino alla prigione, ci accorgevamo che c'era un silenzio anormale, come se gli abitanti non ci fossero più.
Ricevo un messaggio di un amico magistrato che avevo incontrato poco tempo prima: "Eravamo preoccupati della tua salute. Ti sappiamo ora in vita, che Dio sia benedetto! Resta al riparo: la situazione non è ancora calma". Un messaggio che rappresenta tanti altri che abbiamo ricevuto da molta gente che ci sa dare conforto. Eccone un'altro: "Caro padre, pace e benedizione! Ogni giorno che passa, prego e supplico il Signore di conservare sempre la sua mano su di te. Non ti dimenticherò mai". Sono preghiere che si trasformano in veri angeli custodi, che ci accompagnano nei nostri movimenti!
Rischio, ma torno alla missione
Alle 12 si sparge dappertutto la notizia che gli M23 hanno preso la città. I botti spariscono, la gente esce da casa e si mette con prudenza lungo le strade per accertarsi della situazione. Non si sa il numero dei feriti e dei morti. Penso ai confratelli di Ndosho, che ho lasciato ieri. Rischio e, a piedi, decido di rientrare a Ndosho. Saluto Antonina, vedendo commozione nei suoi occhi. Lei rimarrà da sola...
So che è un rischio attraversare la città. Ciò che mi assicura un po' è la presenza della gente lungo le strade. Ed è così che seguo il mio itinerario, da solo, cercando di mettermi dove c'è più gente.
Quanti commenti per strada vedendomi passare! Ne ricordo due in particolare: "Voi bianchi, invece di intervenire ci abbandonate!". Effettivamente, gli stranieri degli organismi internazionali hanno lasciato domenica la città. Questo non fa onore a chi dovrebbe impegnarsi per la popolazione. Chissà il piemontese dell'aereo se è rimasto? Me lo auguro. Un altro commento: "Guarda il missionario: come noi si sta dimenando". In quel momento, da lontano si sentiva ancora sparare. Era verso Ndosho, dove mi stavo dirigendo.
Allora, un giovane a me sconosciuto, e che purtroppo non saprei più riconoscere, mi ha mostrato una scorciatoia e mi ha accompagnato per una decina di minuti. È un esempio di quegli angeli di cui parlavo. Poi, in quella scorciatoia, riconosco un ministro della Comunione della nostra parrocchia. Mi accoglie in casa. Mi racconta come hanno vissuto questi ultimi giorni. Il figlio maggiore è incollato alla radio per sentire ciò che si racconta della città.
La gioia di rivederci: indescrivibile!
Informo a Ndosho che sono già in parrocchia, a una trentina di minuti a piedi dalla casa della missione. Mi si dice: "Non muoverti da lì, qui sparano ancora". Una frase che mi fa venire il cuore in gola. Penso alla nostra missione, a Colui che ci ha mandato e perché. Ricordo l'anno della fede. Un senso di fiducia riviene. Aspettiamo. Ascoltiamo la gente.
Quando tutto sembra calmarsi facciamo l'ultimo tratto a piedi. Stavolta sono accompagnato dal figlio del ministro della Comunione. Strada facendo parliamo di altre cose, come per sdrammatizzare. Ma qualche ora prima, in quei posti c'era il fronte della battaglia. Eccoci davanti alla porta della canonica: le suore, rifugiatesi dai missionari, sentendo bussare, si sono nascoste pensando a un'incursione. Poi, la gioia di rivederci. Indescrivibile. Non so dire di più. Un momento che mi fa sentire legato alla famiglia, da un legame divino.
Provvidenzialmente, ai vespri abbiamo pregato il salmo 19: "Ora so che il Signore salva il suo consacrato". Il menù della sera era saporito come mai in questi giorni; ma soprattutto era dipinto dalla serenità sui volti, dopo ore di terrore.
Ricordando padre Sartorio
Mercoledì 21 - Le attività si susseguono regolarmente in parrocchia. Per noi saveriani di Goma è un giorno particolare: abbiamo ricordato padre Piero Sartorio, morto a Parma un anno fa. Abbiamo celebrato una Messa al pomeriggio, invitando i cristiani delle parrocchie vicine, dato che il missionario aveva vissuto una quindicina di anni a Goma: molti lo hanno conosciuto e amato.
A causa del clima socio-politico non c'era molta gente. Eppure, ricordare un confratello come p. Sartorio è stato un momento di grazia. Lui aveva vissuto tempi di prigionia negli anni sessanta, in Congo, e da allora aveva scoperto che l'indispensabile nella vita è partecipare alla misericordia di Dio, aver fiducia in lui, poter servire Gesù in colui che ci è accanto e poter dire, nonostante tutto: "Che gioia! Come è bella la vita!". Così diceva p. Sartorio.
Alla sera abbiamo visto e ascoltato alla TV il discorso del portavoce degli M23, fatto allo stadio di Goma davanti a una marea di cittadini: reagisce contro il governo che non mantiene le promesse di creare infrastrutture per i cittadini e afferma che continueranno la loro marcia fino alla capitale per salvaguardare il Paese nella sua unicità e indivisibilità.
Il nostro confratello p. Piero Mazzocchin commenta: "Non capisco! Questi discorsi sono stati già fatti da tante altre persone. Purtroppo queste promesse hanno delle ripercussioni negative sulla gente, che ne paga le conseguenze".
La vita continua... con prudenza
Giovedì 22 - Da Goma rientro a Bukavu. Nessun battello si muove sul lago che collega le due città. Mi consigliano allora di fare il giro dell'oca: attraversare la frontiera, andare in Rwanda, passare per Kigali e arrivare a Cyangugu. Il bel tutto è durato nove ore di autobus. La vita continua.
Spero che questo racconto non susciti in voi paura per la nostra situazione. È vero che non è facile comunicarvi gli avvenimenti in modo da non spaventare. Però posso assicurarvi che c'è prudenza nel nostro muoverci e che ci sono segni che mostrano che la situazione d'instabilità può migliorare. Lo speriamo con voi e con la nostra gente.
Termino con un altro ricordo: prima di partire da Ndosho, dopo la Messa, una signora mi allunga la mano dandomi una busta con un'offerta. Portava un bambino in braccio e suo marito era dietro di lei. "Veniamo a ringraziare il Signore. Temevamo che il nostro figlio non ce la facesse a camminare. Abbiamo pregato molto per lui. Ora, a due anni, cammina bene ed è in salute". L'offerta corrispondeva a mezzo salario mensile di un insegnante. Allora, mi chiedo: "Cosa potremo offrire noi al Signore, lui che ci fa camminare ancora?".
A voi e a noi auguro un buon cammino verso la pace e la giustizia, e a tutti, un felice anno 2013 !








