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Scena 1 (Lc. 2, 1-7). È successo duemila anni fa. Se riusciamo ad immaginare il racconto, spoglio dall'aura sacrale che lo avvolge, ci accorgiamo che è una faccenda molto ordinaria.

Semplicemente, a Betlemme, un povero ed insignificante paesino della Galilea, era nato un bimbo, in condizioni niente affatto eccezionali. Il discepolo Giovanni ne parlò come di un bimbo venuto a piantare la sua tenda tra noi: un trasloco dal cielo alla terra, una migrazione a tutti gli effetti. Per la verità, qualcosa di diverso ce l'aveva. Non era migrazione dettata dalla necessità di fuggire da un posto inospitale verso la prosperità. Era un viaggio verso il "peggio" sicuro. Col senno di poi, lo rimarcava il discepolo Paolo, Gesù Cristo, da ricco che era, si era fatto povero. Il finale, come prevedibile, somigliò a quello di tante migrazioni: il bimbo non fu accolto. Succede sempre così perché, come disse Lui stesso: “Chi non accoglie Voi, non accoglie Me”.

Scena 2 (Gen. 21, 1-21). Questo racconto è perfino più vecchio del precedente. Abramo era preoccupato del suo futuro di ammogliato senza figli. Dio lo benedisse con la promessa di un erede, benché l'incredulo Abramo, giocando d'anticipo, si fosse procurato un erede con la soluzione più ovvia ed a portata di mano. Gli era nato un figlio, da una schiava straniera, ancor prima che arrivasse l'erede promesso da Dio. Fatto sta che i due bimbi crebbero insieme senza alcuna rivalità: Ismaele, il figlio della schiava egiziana Agar, giocava con Isacco, figlio dell'ebrea moglie Sara. I due bimbi, semplicemente si sentivano fratellini. Nel racconto non c'è scritto, ma si può pensare che frequentassero anche la stessa mensa e scuola.

Ad aver problemi erano le mamme. Sara fu categorica e chiese ad Abramo di scacciare "questa schiava egiziana e suo figlio". E così fu fatto. Abramo prese del pane ed un otre di acqua, poi consegnò ad Agar anche il fanciullo e la mandò via (per la verità non senza turbamento), col rischio che entrambi morissero di fame e sete nel deserto. Succede anche oggi e, talvolta, in maniera assai più brutale per bimbi che le acque del mare riconsegnano senza vita. Tutti si commuovono, ma i bimbi continuano a morire e spariscono presto dai radar della pubblica attenzione, come bambole di scarto alla deriva.

Nel nostro racconto è scritto, invece, che Dio si commosse dall'alto dei cieli: "Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova. Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione".
Così come Dio, dall'alto dei cieli aveva udito la voce sofferente del suo popolo ebreo, schiavo in Egitto, ascolta ora la voce di questo fanciullo straniero. Chi accoglie Voi accoglie Me. Senza accoglienza è un Natale ipocrita. Buon Natale!



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