Donaci Signore il coraggio della testimonianza
La sorella d'un martire visita il Burundi
Questa invocazione, che la preghiera dei fedeli ci ha invitato - ad innalzare al Signore nella Messa, l'ho sentita particolarmente espressiva di un sentimento che conservo in cuore dopo il viaggio fatto in Burundi, con altri familiari, ospite dei padri Saveriani. Tanto forte è stato il clima di calda accoglienza, di affetto con cui i padri ci hanno accolto, altrettanto fortemente ho avvertito - direi quasi fisicamente - la sfida esterna alla permanenza degli stessi in un Paese e in una Chiesa cui hanno dato con generosità missionari, zelo apostolico e creatività nell'esprimerlo in multiformi opere pastorali. Tutto questo anche a costo della vita!
Il viaggio in Burundi era vivo desiderio da quando p. Ottorino, mio fratello, era stato chiamato a testimoniare l'amore e la fraternità, la verità e la giustizia, con il dono della vita con a p. Aldo e a Katina. Molto uniti dai vincoli familiari e dalla scelta della vita consacrata a Dio e ai fratelli, avevo condiviso e sostenuto il suo impegno a favore del popolo del Burundi, partecipando alla gioia della crescita umana, spirituale, materiale della missione di Buyengero, di cui avevamo da p. Ottorino continue relazioni, proposte di aiuto, richiesta di suggerimenti.
Non meno fortemente, anche se lo faceva in modo discreto e cercando di non creare apprensioni per l'incolumità dei padri, mi faceva partecipare all'impegno effuso per creare rapporti di stima, di fiducia, di rispetto all'interno della Chiesa, delle famiglie, dei villaggi.
Era certo che la convivenza pacifica fra etnie diverse fosse possibile e costruttiva, e lo sperimentava in parrocchia con il moltiplicarsi di iniziative, di gruppi, di associazioni in cui tutti davano il proprio apporto. Tutto ciò entusiasmava il popolo di Dio e i padri.
C'era però una condizione perché questo potesse espandersi e contagiare tutti: i militari dovevano stare nelle caserme e svolgere un ruolo di difesa per tutti. Invece la loro presenza ovunque, inquietava allora come ora, data la lunga esperienza di potere imposto con la forza e con i colpi di stato. Questo potere tenta di far chiudere la bocca, di minare la certezza del valore di una perseverante presenza e operosità, di far dubitare della sincerità nei rapporti e della validità della testimonianza.
È per questo che imploro oggi per noi qui, e soprattutto per i fratelli missionari: "Donaci,, Signore, il coraggio della testimonianza!".






