Dobbiamo dare buoni frutti: La prima condizione è l’umiltà
È terminata la stagione dei raccolti! Grazie al caldo dell'estate, i frutti sugli alberi e sui campi - ciascuno a suo tempo - sono maturati, riempiendo di profumo l'aria e di gioia il cuore di chi si è affaticato nel duro lavoro della terra. Anche la vendemmia ha prodotto il mosto e le olive hanno dato il loro olio!
Anche noi dobbiamo dare buoni frutti
La chiesa ci ha posto sulle labbra una bella preghiera in cui chiediamo al Signore di far maturare in noi i frutti del bene: «O Dio, nostro Padre, unica fonte di ogni dono perfetto, suscita in noi l'amore per te e ravviva la nostra fede, perché si sviluppi in noi il germe del bene e con il tuo aiuto maturi fino alla sua pienezza».
Anche noi siamo piante coltivate dal divino Agricoltore e dobbiamo dare buoni frutti. Il primo germe di bene che Dio ha messo in noi è la fede da cui discendono tutte le virtù, e soprattutto la virtù che rimane per sempre, la più grande: la carità.
Proprio come per i semi che il contadino getta nella terra, così anche per questi "semi di bene" sono necessarie condizioni favorevoli, affinché maturino e portino frutti abbondanti. In primo luogo occorre esporsi alla grazia e lasciare che essa ci lavori. La prima condizione è, dunque, l'umiltà.
Nella vita cristiana l'umiltà è la virtù fondamentale. Se non c'è l'umiltà, manca il terreno buono per la maturazione e la crescita dei frutti. Purtroppo questo terreno spesso è pieno di rovi e di spine perché la disobbedienza delle origini, causata dalla superbia, ha introdotto nel mondo il dolore e la morte. Dio, però, è intervenuto per salvare ad ogni costo l'umanità, al prezzo del sacrificio totale del Figlio sulla croce.
Impariamo ad amare veramente
Quando c'è la superbia, non c'è posto per Dio. Allora l'io si illude di essere Dio e prende il posto di Dio, ma in realtà questo "io" superbo è un idolo, e tutti gli idoli - come dimostra la storia - sono tutti destinati a frantumarsi.
Al contrario, la vera umiltà fa spazio all'amore, e l'amore è autentico quando si mette al servizio. Gesù ce ne ha dato l'esempio servendo fino all'estremo, fino a lavare i piedi ai discepoli, fino a darsi come cibo, fino a morire sulla croce perdonando. Impariamo da Lui ad amare veramente.
Avanzando negli anni, dobbiamo maturare così da essere frutti dolci e maturi che possono essere "mangiati". È quanto ha fatto e fa Gesù che si dona a noi nell'Eucaristia. Vivendo di lui, diventiamo "eucaristia", pane di vita che dona aiuto, conforto e gioia ai fratelli, senza pretese di essere ricambiati, poiché dando agli altri, già si riceve.








