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Il tema del Messaggio di questo ottobre missionario è: Eccomi, manda me! Tessitori di fraternità. Il profeta Isaia (nato nel 765 a.C.) deve scuotere il cuore duro degli israeliti, che si fidano più delle alleanze militari che di Dio. Nonostante tutto, Dio non abbandona i suoi figli, e chiede: “Chi manderò?”. Isaia risponde prontamente: “Eccomi, manda me”. Anche oggi, dice papa Francesco, “Dio continua a cercare chi inviare al mondo e alle genti per testimoniare il suo amore, la sua salvezza dal peccato e dalla morte, la sua liberazione dal male”.

Chi si mette in ascolto della Sua voce, dei poveri e del creato, prima o poi, risponde: “Eccomi, manda me!”. Ogni battezzato fa conoscere a tutti la bontà e la misericordia del Padre. E ciò avviene attraverso uno stile di vita fatto di accoglienza, in cui si diventa tessitori di fraternità. Tessere è faticoso, esige pazienza, per niente facile. Anche in Italia, ha detto il vescovo di Tivoli durante l’omelia funebre del giovane Willy Monteiro, ucciso qualche settimana fa, “dobbiamo dolorosamente constatare che il nostro impegno per umanizzare il mondo - tanto spesso prescindendo da Dio - è fallito”. Odio e barbarie sembrano più forti.

In questi mesi, continua papa Francesco, la pandemia ha causato sofferenze e isolamento, aggravando le disparità. Quanti bambini possono riprendere la scuola e quanti la perderanno? Quante nazioni ce la faranno e quante precipiteranno? Sintomi di disuguaglianza all’interno di una economia già malata, che favorisce una crescita iniqua, dove pochissimi detengono quasi tutto. La nostra casa comune sempre più minacciata. Disuguaglianza e degrado ambientale vanno insieme e hanno una radice comune (LS 101): voler possedere e dominare gli altri, le cose, la natura.

Dio, invece, ha creato i beni della terra perché tutti, usandoli, vivano felici. Non ha voluto né muri né padroni (“questo è solo mio!”), semmai amministratori (“questo è per tutti!”). Ciò che possediamo, se non arricchisce la comunità, non ci appartiene. Quando è minacciata la casa comune, quando, scrive Francesco, “l’ossessione di possedere e dominare esclude milioni di persone dai beni primari, allora non possiamo stare a guardare. No, questo è desolante. Con lo sguardo fisso su Gesù (Eb 12,2) dobbiamo agire tutti insieme, nella speranza di generare qualcosa di diverso e di meglio”.
Dopo questa pandemia, ne usciremo peggio (più egoisti e disumani) o meglio, tessitori di fraternità. “Se ci prendiamo cura dei beni che il Creatore ci dona, se mettiamo in comune ciò che possediamo in modo che a nessuno manchi, allora davvero potremo ispirare speranza per rigenerare un mondo più sano e più equo” (Francesco). Nel tal caso nascerà “una umanità globale accompagnata da una solidarietà senza frontiere” (card. Tagle).

Proprio la tempesta ci fa scegliere: rimanere sulla stessa barca e remare uniti (tra noi e con Gesù), solidali con chi più è a rischio. Tessitori di fraternità, appunto. Oppure, abbandonare la barca, andando ciascuno per conto suo, in lotta con gli altri. Sta a noi scegliere quale futuro, mondo e Chiesa vogliamo costruire.



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