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'Disubbidiente' lungimirante, Così ricordo p. ‘Bepi’ Berton

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Padre Giuseppe Berton è salito al cielo il 25 giugno scorso, a 81 anni. Era nato a Marostica (VI) il 5 febbraio 1932, primo di 10 fratelli. Entrato nei saveriani nel 1951, è stato ordinato sacerdote il 13 marzo 1956.

Padre Bepi raccontava così la sua vocazione: "Ero destinato a diventare un bel parroco di campagna, perché avevo le abitudini dei miei nonni contadini. Passai sei anni in seminario con l'idea fissa che in diocesi non ci sarei stato. Sono entrato dai saveriani, perché volevo la missione, senza tante storie...".

In Sierra Leone per 42 anni

Dopo l'ordinazione sacerdotale, p. Berton è vissuto 15 anni in Scozia e Inghilterra, dove ha conseguito il master in Education a Glasgow. È stato rettore del seminario saveriano di Coatbrigde, a Glasgow e Londra, e superiore dei saveriani in Gran Bretagna. Il periodo in Scozia è stato interrotto nel 1964, perché inviato in Sierra Leone, dove rimase due anni. Andrà di nuovo in Africa dal 1973 e vi rimarrà fino al 2012 per un totale, di 42 anni. Ha fatto il parroco nelle chiese di Magburaka e Bumbunba, il preside delle scuole dei due distretti, e infine il direttore della Caritas di Makeni.

Il movimento "Casa famiglia"

Tra 1992 e il 2000, la Sierra Leone vive gli anni drammatici della guerra. I disastri e gli orrori non si contano; religiose e religiosi sono fatti prigionieri, si vivono giorni terribili. Anche padre Berton è stato prigioniero per qualche tempo e poi liberato. La guerra, oltre alle rovine materiali, lascia lo strascico di migliaia di ragazzi-soldato rovinati. Nemmeno le famiglie li vogliono più. Lo Stato li rende inoffensivi mettendoli in prigione.

Padre Bepi comincia la ricerca e la raccolta dei ragazzi-soldato e li riunisce in un edificio. Ma il tentativo risultò impraticabile. La casa divenne meta di altri ragazzi-soldato che riportavano gli ospiti, di nuovo, nell'esercito ribelle. Allora pensò di organizzare il "Movimento Casa Famiglia": un gruppo di famiglie accetta di accogliere alcuni minori in difficoltà e di educarli con i propri figli. Un gesto eroico, che ha permesso il graduale ritorno alla vita (quasi) normale di migliaia di giovani, che ora vivono nella società, hanno formato una famiglia e contribuiscono al bene della nazione.

Per questa suprema dedizione, p. Berton ha ricevuto vari riconoscimenti di prestigio. Nel 2001, l'allora segretario dell'Onu Kofi Annan volle incontrare di persona il missionario e visitare il centro di riabilitazione di Kissy, alle porte di Freetown. In seguito a questa visita, p. Berton fu chiamato a testimoniare in vari congressi internazionali, come "esperto in recupero umanitario".

Vulcano che non si è spento

La giornalista Wilma Massucco è autrice di una bella intervista a p. Bepi. In occasione della morte, ha scritto: "Padre Berton ha recuperato più di tremila bambini-soldato. Era una persona dall'umanità straordinaria, capace di coniugare le parole del cuore con una raffinata profondità di pensiero. Portavoce di una fede vera, vibrante, fatta di azioni concrete, mai retorico. Un disubbidiente nel senso più profondo e più lungimirante del termine".

Un altro giornalista, Davide Rondoni, su p. Berton ha scritto il libro Quattro giorni /quarant'anni. Con padre Bepi in Sierra Leone (BUR 2006). "Padre Berton ha uno spirito incrollabile, creativo, coraggioso, instancabile, innamorato. È una presenza che in nome di Cristo cambia la vita alle persone, tanto che una mamma ha scelto di chiamare il suo bambino «Berton», perché senza di lui che li ha portati all'ospedale sarebbero morti".

Dice di lui l'attuale superiore dei saveriani in Sierra Leone, p. Carlo Di Sopra: "Padre Bepi è sempre stato un vulcano attivo, pieno di intraprendenza umana e missionaria. Puntava a formare persone - uomini e donne - libere, coscienti e autosufficienti. Ora il vulcano si è spento, ma sulla sua terra lavica migliaia di persone hanno messo radici profonde e porteranno frutto".

Caro padre Bepi, ora dal cielo continua ad assistere i tuoi cari ragazzi-soldato. Continua a essere per loro un "padre".



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