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Disarmare il risparmio è un dovere ed è possibile

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Nel 2023 il fatturato delle cento maggiori aziende degli armamenti ha segnato un record storico: 632 miliardi di dollari. “C’è stato un notevole incremento delle entrate, ma i dati non riflettono ancora pienamente l’entità della domanda attuale soprattutto per le imprese che producono sistemi militari complessi”, spiegano gli analisti dell’Istituto svedese di ricerche Sipri. La guerra tra Russia e Ucraina, l’offensiva militare di Israele a Gaza e le tensioni nel Medio Oriente e nell’Asia stanno aumentando la domanda di nuovi armamenti in tutto il mondo.

Oltre alle vendite ci sono gli introiti nei mercati finanziari, nelle borse mondiali: è soprattutto in quest’ambito che le grandi aziende militari fanno profitti. Un recente rapporto di Mediobanca segnala che dal 2019 al 2023 il valore azionario delle principali multinazionali degli armamenti è raddoppiato rispetto all’indice globale e nel primo trimestre del 2024 le industrie militari sono al primo posto per rendimento azionario. Le guerre e le tensioni internazionali sono dunque un grande business per le aziende militari.
“Voglio evidenziare l’ipocrisia di parlare di pace e giocare alla guerra. In alcuni Paesi dove si parla molto di pace, gli investimenti che rendono di più sono sulle fabbriche di armi. Questa ipocrisia ci porta sempre a un fallimento. Il fallimento della fraternità, il fallimento della pace”, ha detto con chiarezza papa Francesco lo scorso novembre.

Ma c’è anche un’altra finanza che cresce. A differenza di quella militare non fa affari sui bombardamenti, sulle guerre e sui morti, ma sullo sviluppo sostenibile, sull’economia verde e - sfidando tutti - anche sul disarmo. È la finanza etica. Settanta banche e istituzioni finanziarie che operano in tutto il mondo per promuovere un’economia di pace, rispettosa dell’ambiente e delle persone, si sono radunate nel febbraio scorso a Padova per l’incontro annuale dell’Alleanza globale delle banche valoriali (GABV). Sono state accolte da Banca Etica e da Etica Sgr, la società di gestione del risparmio che propone solo fondi d’investimento responsabili escludendo tutte le aziende che producono armi. Nel 2009 il GABV era solo un piccolo network di una decina di banche e società con un patrimonio complessivo di poco più di 14 miliardi di dollari: oggi è una rete che amministra 210 miliardi, con 80mila lavoratori occupati e 60 milioni di clienti in tutto il mondo.

Rappresenta un’alternativa reale per sottrarci all’ipocrisia nella quale siamo, forse senza saperlo, coinvolti. In Italia è attiva l’iniziativa “Non con i miei soldi!” che segnala i fondi che investono nel settore militare e la Campagna di pressione alle banche armate (promossa dalle riviste Missione Oggi, Mosaico di pace e Nigrizia) riporta l’elenco delle banche che finanziano il commercio di armamenti. Un buon proposito per il nuovo anno: controllare a quali fondi e a quali banche abbiamo affidato i nostri risparmi. Tanti o pochi non importa: conta non essere complici dell’ipocrisia di chi parla di pace finanziando le guerre.



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