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Sembrerebbe quasi una congiura! Quest’anno, un nutrito gruppo di missionari Saveriani, provenienti dalla storica casa di Udine, si ritrova alla Casa Madre di Parma. Ma non si tratta di un incontro programmato né di un convegno, bensì di obbedienza, come diciamo noi.

I superiori della Famiglia saveriana ci hanno chiesto di mettere le proprie energie e competenze al servizio di questa casa, che è - lo sappiamo bene - il cuore pulsante della nostra Congregazione. Non si è certo badato alla provenienza geografica, eppure il risultato è sotto gli occhi di tutti: un bel numero di confratelli di ascendenze carniche, slovene, friulane, o con radici anche al di fuori del Friuli, si trova ora qui, pronto a servire con umiltà e dedizione.

La Casa Madre è un luogo in fermento, una realtà viva che richiede impegno e competenze diverse. L’infermeria, per esempio, accoglie missionari che hanno trascorso una vita intera annunciando il Vangelo ai quattro angoli del mondo. I segni delle loro battaglie sono evidenti, e ora hanno bisogno di cure e di calore fraterno. Padre Daniele Targa (San Giorgio di Nogaro), missionario in Bangladesh, si dedica con instancabile dedizione a questo servizio, supportato da un’équipe di operatori sanitari.
Nella biblioteca, un luogo di sapere e memoria missionaria, troviamo p. Emilio Iurman (Rosazzo), già missionario in Giappone, ex direttore del Museo Cinese ed ex rappresentante della Direzione Generale dei Saveriani. Grazie a lui, questo patrimonio inestimabile continua ad essere valorizzato.

A occuparsi dell’economia della Casa Madre è stato chiamato p. Pierfrancesco Agostinis (Luincis-Ovaro), rientrato dal Congo, mentre p. Fabio D’Agostina (Cervignano), dopo anni in Mozambico, gestisce le risorse economiche delle case saveriane di tutta Italia.
Il nostro “capotribù” è p. Alfredo Turco (Talmassons), Superiroe regionale e responsabile di tutti i Saveriani d’Italia. Padre Ermanno Ferro (Mortegliano) continua invece con passione a dirigere il Centro Studi Saveriani, custodendo e diffondendo le Memorie del nostro fondatore, San Guido Conforti.

Dal Congo è arrivato anche p. Stefano Della Pietra (Rigolato), impegnato nella cura dei malati e degli anziani della casa. Con lo stesso spirito, anch’io, di Fagagna, sono stato richiamato dal Ciad per assumere il compito di coordinare questa grande realtà. Nel nostro gergo sono definito “rettore”.
A rafforzare il gruppo si è aggiunto proprio in queste settimane p. Denis Iurigh (San Giovanni al Natisone), rientrato dopo tanti anni di missione in Ciad e Camerun. Il suo compito sarà quello di vice-rettore, un ruolo di supporto nell’organizzazione della vita comunitaria.

Infine, la nostra “punta di diamante”p. Mario Cruder (Sammardenchia-Tarcento), che a settembre spegnerà novant’anni, ma con lo stesso spirito ardente di sempre. E ancora più in alto nella classifica di longevità troviamo p. Franco Lizzit (Sedegliano), classe 1933, che ha dedicato la sua vita alla missione in Sierra Leone. Nonostante qualche acciacco, il suo cuore resta sempre quello di un missionario.
Non possiamo non ricordare con dolore il nostro fr. Renato Tosatto (Mortegliano), scomparso improvvisamente il 22 maggio scorso. Aveva servito con dedizione come economo della Casa Madre, dopo lunghi anni in Ciad e Camerun. Una perdita che ci ha segnati profondamente.

Questa straordinaria concentrazione di missionari friulani a Parma è il frutto di due fattori: la chiamata al servizio e il naturale passaggio del tempo. Alcuni di noi sono stati assegnati a questa casa per necessità, altri per motivi di salute. Nel frattempo, molti altri confratelli friulani e carnici continuano il loro servizio in Cina, Bangladesh, Stati Uniti, Taiwan, Indonesia, Ciad e nelle altre comunità saveriane d’Italia.

Guardando indietro, possiamo solo ringraziare Dio per la terra feconda che è il Friuli Venezia Giulia, sempre generosa nel donare missionari per l’annuncio del Vangelo. Ma la vocazione non nasce dal nulla: dietro di noi ci sono le nostre famiglie, le nostre comunità, le nostre radici di fede profonde.
E mentre continuiamo il nostro cammino, non possiamo che rinnovare con gioia il nostro  alla chiamata di Dio: “Eccomi, manda me!”.



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