Consacrare tutta la vita a Dio
di: Aniela e Alessandra.
La partenza da Salerno ci ha visto ancora una volta insieme per festeggiare, con tante altre persone, la bellezza della vocazione. Eravamo all'inizio di dicembre e la nostra meta era Parma, dove si trova la casa madre dei missionari saveriani.
Cosa ci avrebbe aspettato? Quante persone avremmo potuto rivedere?
Stranamente in anticipo!
Come per tutti i viaggi fatti con i saveriani, la partenza è fissata sempre in orari "proibitivi". Così di sera, ci sistemiamo sul pullman e partiamo alla volta di Parma. Poco dopo la partenza, inizia la preghiera di ringraziamento a Dio per questa nuova esperienza che ci prepariamo a vivere. Ma non tutti siamo pimpanti e lucidi: c'è chi sonnecchia, ed è giustificato, considerando la giornata che ognuno di noi ha vissuto prima di mettersi in viaggio e partire. Tra sonnellini e chiacchiere, passa la notte che lascia il posto all'alba. Nel freddo mattino giungiamo a destinazione.
In giro non c'è nessuno. Probabilmente dormono ancora tutti. Per una volta, il gruppo di Salerno è arrivato in anticipo! Poi la colazione e l'accoglienza, in perfetto "stile saveriano": i quattro giovani che stanno per diventare "saveriani per sempre" sono accolti tra saluti calorosi, abbracci e canti e anche... qualche battuta umoristica.
Lo scenario indimenticabile
I vari gruppi arrivano nella sala della colazione e tutti ci ritroviamo insieme, come un'unica grande famiglia. Siamo tutti riuniti per un solo scopo: partecipare con la nostra gioia a quello che sarà per Santos, René, Fabien e Wagner il momento in cui faranno parte, definitivamente e ufficialmente, della famiglia saveriana e saranno ordinati diaconi.
Quando arriva il momento della celebrazione, ci affrettiamo a recarci in chiesa. Lo scenario è davvero indimenticabile: le persone occupano tutti i posti a sedere e molte si apprestano a seguire la celebrazione in piedi. Sulla destra, il coro si prepara ad animare la celebrazione con canti solenni o più ritmati. L'altare è pronto a ospitare tutti i saveriani che costituiscono "la famiglia", che accoglie i quattro giovani. In prima fila siedono proprio loro, accompagnati dai rispettivi parenti o da persone che hanno scelto come rappresentanti dei loro familiari che non sono potuti venire per la cerimonia. Infatti, Santos e René sono messicani; Fabien è congolese; Wagner è brasiliano.
E la festa può iniziare!
La celebrazione inizia con un forte profumo d'incenso e l'ingresso del vescovo, accolto da canti gioiosi. Ognuno di noi è lì per stare vicino ai nostri amici e fratelli nel grande passo che stanno compiendo. È bello essere qui in questo momento: ognuno di noi, indistintamente, abbraccia con il cuore questi "ragazzi".
La cerimonia termina con un canto, a cui seguono i gesti d'affetto che quasi tutte le persone presenti in chiesa compiono con grande spontaneità e allegramente, perché stiamo festeggiando.
Poi, la festa si sposta all'esterno della chiesa, nell'atrio interno della casa, dove le sorelle africane iniziano a cantare e danzare. Non possiamo rinunciare: entriamo a far parte di quella gioia, manifestata in modo così libero e originale. I canti e le danze si protraggono fino a sera quando, stanchi ma felici, ci ritiriamo per dormire e riposare, finalmente.
Ci addormentiamo pensando: tutto quello che abbiamo vissuto, fa capire il vero senso della bella frase del beato Conforti: "fare del mondo una sola famiglia". I giovani saveriani Santos, René, Fabien e Wagner si sono messi a servizio della famiglia umana, per vocazione.








