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Mi presento. Sono il più piccolo di tre fratelli, nato nel 1982 in una piccola città nel Sud del Brasile, Xambre, nello stato del Paranà. Ho perso mio padre all’età di tre anni. Appartengo ad una famiglia che è sempre stata legata alla vita della comunità cristiana. Loro mi hanno insegnato fin dall’inizio i valori della fede e della comunità.

Il mio sogno era diventare cuoco. Cucinavo anche bene a casa. Faceva parte della nostra educazione familiare, tutti dovevano imparare a cucinare, uomini e donne. Questo sogno l’ho cullato per tanti anni però è finito con il tempo. Abitavo in una parrocchia saveriana, ma non conoscevo i Saveriani. La grande occasione è arrivata nel 1996, anno della beatificazione del Fondatore. Era stata preparata una novena che si teneva nelle case delle famiglie della parrocchia. C’era la storia di due grandi missionari, Guido Maria Conforti e Daniele Comboni. Ricordo ancora il librettino della novena...

Quello è stato il primo contatto con il Fondatore e la famiglia saveriana così come con la dimensione missionaria della nostra parrocchia. Avevo 14 anni: troppo giovane per pensare alla vita ad extra. Un anno dopo ho ricevuto la rivista che era stata preparata per i cento anni della congregazione. In copertina c’era il titolo Come casa il mondo. All’interno, si trovava la pubblicazione con le storie di tutte le missioni saveriane nel mondo. Quella rivista mi ha fatto una grande impressione sulla vita missionaria. La conservo ancora. Tutto è cominciato così… con una novena e una rivista. 

Sono entrato dai Saveriani nel 2003. Ho fatto la propedeutica e la filosofia a Curitiba. I primi anni della formazione sono stati molto belli. Ho avuto la grazia di avere formatori che mi hanno insegnato ad amare la missione con la loro vita e testimonianza. Ho fatto il noviziato negli anni 2007-2008, poi sono stato destinato alla Teologia di Parma. Nell’ultimo anno, a Parma, ho fatto la Professione perpetua. Nell’anno seguente (2013) sono tornato in Brasile per l’ordinazione e pochi giorni dopo sono arrivato nella missione alla quale ero stato destinato: le Filippine.

Le Filippine sono state un evento imprevedibile. Non avevo mai pensato a questa missione. Il mio desiderio, nei primi anni di formazione, era andare in Africa. Poi, negli anni di Teologia, ho conosciuto un po’ la realtà dell’Asia, in particolare il Giappone. Questa è diventata la missione dei miei sogni in quegli anni. Quando è arrivata la proposta delle Filippine, ho accettato subito senza sapere che cosa questo comportasse. Comunque, sarei andato in Asia.

Le Filippine sono formate da più di settemila isole. È un Paese, l’unico in Asia, di maggioranza cattolica. La fede è viva, le comunità piene e le attività pastorali sempre numerose. Sono stato undici anni. In questo periodo ho sempre vissuto nella comunità di formazione della teologia. Non ho mai lavorato direttamente in parrocchia. Fare la missione nell’ambito formativo è un’esperienza che mi ha aiutato molto. Sono stato affiancato da tanti confratelli, presbiteri e studenti, che sono passati in quella comunità. Ho sempre tenuto in mente il numero 52 della nostra Costituzione che dice: Il Signore dà continuità alla nostra famiglia donandoci nuovi fratelli.

rm Cesar e studenti saverianiLa missione del formatore è quella di accogliere questi fratelli ed assisterli a crescere nell’amicizia con Colui che ci ha chiamati. Non è una missione facile… Ci sono state tante situazioni difficili da affrontare. In tutti questi anni numerosi giovani sono passati nella comunità, arrivati da diversi paesi. Con loro portavano storie, memorie, difficoltà, domande. In comunità cercavamo di accogliere tutto questo e di ‘purificare’ il necessario. 
Non mi sono mai sentito un missionario di seconda categoria. Ho grande ammirazione per tanti confratelli che hanno costruito opere belle e buone nelle missioni dove hanno lavorato per una vita. Nella formazione, quello che si fa molte volte non si vede e talvolta è visto male. Un formatore che ho avuto diceva che la formazione è la missione senza gloria. Aveva ragione. Però ci sono anche tante gioie. Sono proprio contento di vedere dopo anni tanti studenti che sono passati in quella comunità e che oggi sono al lavoro in tante delle nostre missioni nel mondo.

Oltre alla formazione, ho aiutato nell’amministrazione. Anche questa è stata un’altra esperienza che mi ha plasmato la vita e la vocazione. Il grande insegnamento di lavorare in questo settore della missione è quello, semplice e basico, di non guardare soltanto i propri bisogni, ma prima di tutto quello degli altri.

Poi, ad inizio 2024 ho ricevuto una nuova missione. Sono stato chiamato a Roma per studiare. Questo non era nella mia mente e nelle aspettative. Ho ripetuto quel che avevo detto una volta per sempre. Adesso mi trovo a Roma, ricominciando un’altra volta. Credo sia una seconda chiamata per ripartire da capo, una nuova opportunità che il Signore mi dona per fare con Lui una sola famiglia e avere come casa il mondo.



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