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A Galeata (FC), in piazza Gramsci, sotto il portico davanti al teatro comunale, trovo una lapide con la scritta di Bargellini in onore di don Giulio Facibene, cappellano militare durante la prima guerra mondiale.

La “Madonnina del Grappa”

Nel luglio 1916 don Giulio era sul fronte dell’Isonzo e poi sul monte Grappa, per assistere i morenti e i feriti negli ospedali da campo, portando il conforto della fede ai giovani soldati.  Poi dal 1930 al 1936, don Giulio è stato rettore del santuario di Sant’Ellero, ma non dimenticando mai le sofferenze e la morte di tanti giovani soldati della cosiddetta “generazione perduta”.

Don Giulio Facibeni, il povero facchino della Provvidenza divina, ha fondato l’Opera della Divina Provvidenza “Madonnina del Grappa”, per ricordare le vittime della guerra sul Grappa. Qui il cardinale Giuseppe Sarto, poi papa Pio X, aveva collocato la statua della “Madonnina”, come la chiamavano i soldati.

Morire o vivere per un ideale?

​L’istituto fu inaugurato il 4 novembre 1924 come famiglia degli orfani di guerra e di altre disgrazie, una piccola comunità caritativa nel rione operaio di Rifredi, sul modello del Cottolengo. Le due guerre mondiali ci hanno dato santi cappellani militari, come don Giulio Facibene, don Carlo Gnocchi, don Giovanni Minzoni…

Al cappellano don Baronio i soldati sul monte Podgora affidavano i figli e lui, tornato a Cesena, iniziò l’accoglienza e l’assistenza dei ragazzi per rimediare ai disastri morali e materiali che la guerra aveva causato. I cappellani militari come don Minzoni sono stati accanto ai soldati per ricordare loro che il bene vince sul male e che (secondo la mentalità del tempo) "spendere la vita per un ideale non è morire, è vivere!".

La cosa più importante

Occorre imparare un modo pacifico di fare memoria. Dalla storia risorgimentale chi ha confortato e aiutato i soldati feriti e morenti è stata anche la Croce Rossa, sorta con la disastrosa battaglia di Solferino e San Martino. L’idea del fondatore Henry Dunant era già di Ferdinando Palasciano che diceva: “Non è più un nemico il ferito di guerra”. Il motto della Croce Rossa è “Inter arma caritas” (carità tra le armi); poi si è giunti al simbolo della Mezzaluna islamica e alla Stella di Davide, segni delle tre religione monoteiste.

A Mezzano ho visto, sul monumento ai caduti, la frase sulla pace del poeta cinese Li Tien Min:

“Se ti chiedono qual è la cosa più importante per l’umanità rispondi prima, dopo e sempre la pace”.

Le formelle dei ragazzi delle medie sul monumento raffigurano molto bene la convivenza pacifica, in opposizione alla guerra.



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