Cabo Delgado e un intreccio di interessi
A partire dal 2017 la provincia di Cabo Delgado, a nord del paese, ai confini con la Tanzania, ha cominciato a subire gli attacchi di gruppi che si dichiarano affiliati all’organizzazione dello Stato islamico (Isis). Una guerra che in tre anni e mezzo ha fatto più di tremila morti e settecentomila (700mila!) rifugiati. Gli attacchi si svolgono via terra e via mare. I suoi membri sono ben armati, organizzati e mostrano di essere in grado di preparare operazioni su larga scala.
La provincia di Cabo Delgado, tra le più povere e sottosviluppate del Paese, è ricca di gas naturale e pietre preziose. Per sviluppare il suo progetto energetico, il governo mozambicano, da una decina d’anni, ha rimosso con la forza intere comunità, dando in concessione le terre a società multinazionali tra cui la francese Total, l’italiana Eni e la statunitense ExxonMobil. Anche il vicino Sud Africa è molto presente in queste operazioni.
La popolazione della provincia vive una situazione socio-economica assai precaria. Questo mostra, una volta di più, come le ricchezze del paese non fanno crescere il livello di vita della popolazione ma, piuttosto, i conti off-shore e forse anche quelli di alcune autorità del paese.







