Appello di pace per il Burundi
Il Burundi da 55 anni vive nella violenza, tra assassini, dittature, massacri, guerre. Statistiche Onu parlano di 500mila morti. Tutto sembrava finito nel 2005, ma da maggio 2015 si è ripreso.
Un piccolo stato, grande come il Piemonte, con 10 milioni di abitanti, è il più povero del mondo.
Ci sono state le elezioni, ma la rielezione del presidente Pierre Nkurunziza, per la terza volta, ha fatto riprendere la guerra tra potere e opposizione. Non è assolutamente vero che la colpa sia solo da una parte, di un’etnia. Tutti, governo e opposizione (più di 13 partiti) usano il non-dialogo e la violenza come unico “metodo di lavoro”...
Gli interventi dell’Unione Africana, dell’Onu, dell'Europa, degli Usa, non hanno portato alcun cambiamento. Inviati speciali mandati per tentativi di riappacificazione, inizi sporadici di dialoghi di pace, l’invio di 5mila uomini per la difesa della popolazione, sono tutti falliti.
Chiediamo a papa Francesco, alle potenze internazionali, al Ministro degli Esteri Italiano, all'opinione pubblica internazionale di intervenire con massima urgenza per mettere fine a questa spirale di violenza etnica e politica.
Questo paese, un vero paradiso per natura, clima, popolazione, possa gioire e sognare un futuro di fraternità e pace come tutti i popoli della terra. Il Burundi ha bisogno di tutti noi per far finire i giochi delle forze distruttrici e di morte.








