All'insegna del Servizio
"Non è stata solo una ventata di freschezza a darci la coscienza che i giovani "d’oggi" sono come quelli di ieri e di sempre, ma anche la consapevolezza che fra di noi c’è stata comunione, fraternità e che le barriere fisiche e generazionali sono cadute di fronte al desiderio di darsi e dare".
Questo "Centro" è una Comunità di persone che cercano di impegnarsi ad offrire quotidianamente le proprie sofferenze per la Chiesa, come Maria ha chiesto più volte nelle sue apparizioni. E’ formata da persone disabili e non, senza barriere di età e stato sociale, il filo che ci unisce è il santo Rosario che non è uno snocciolare di preghiere in sequenza, ma sono chicchi di quotidianità, di piccole gioie e dolori che si mescolano continuamente col desiderio di essere al servizio degli altri e della Chiesa.
Negli ultimi anni la Comunità soffriva, come dire: di una crisi di invecchiamento?
I giovani di una volta ormai si sono trasformati in signori di mezza età, con drastiche riduzioni di tempo libero e di gioiosa incoscienza, e in noi si era diffusa la malcelata convinzione che i giovani di oggi non sono più quelli di una volta. Ma quest’estate all’annuale Campo estivo di Acerno (località di montagna di Salerno) ci siamo ricreduti, eccome se ci siamo ricreduti.
Negli ultimi giorni del Campo abbiamo accolto dei giovani della parrocchia della Madonna di Fatima e il Campo si è trasformato. Molti di noi si sono rivisti in quei volti freschi e allegri, nelle loro risate, nella loro voglia di "tirare" tardi la sera, nell’entusiasmo di partecipare alla partita che per la prima volta in 20 anni ci ha visti vittoriosi contro la squadra locale.
Ma non è stata solo una ventata di freschezza a darci la coscienza che i giovani d’oggi sono come quelli di ieri e di sempre, ma anche la consapevolezza che fra di noi c’è stata comunione, fraternità e che le barriere fisiche e generazionali sono cadute di fronte al desiderio di darsi e dare. Il Campo è finito nella gioia; ma poi bisognava smontare tutto: i letti, i materassi, le pentole. Insomma immaginate una casa da smontare, mettere in scatola e caricare su un camioncino.
Ma la Provvidenza ha bussato di nuovo alla nostra porta vestita con calzoncini corti e foulard colorati al collo.
Un’intera squadra scout cercava un tetto ed un pasto in cambio di lavoro da svolgere. Spero abbiano mangiato bene, perché hanno lavorato meravigliosamente e con allegria. Mi era stato chiesto di fare un’intervista ai giovani su come avevano vissuto la vacanza, quali erano state le motivazioni del servizio.
Ma io ho 40 anni e non sono riuscita ad organizzare un’intervista con i passerotti; infatti siamo scesi dal "Tabor" da parecchio tempo ed ora ci separa il lavoro, il quotidiano, le tante cose da fare.
Ma non credo di scrivere bugie se affermo che la vacanza, i giovani che hanno condiviso il campo con noi, l’hanno vissuta da persone adulte e responsabili e la motivazione del servizio è da ricercare nel desiderio di esprimere la voglia di trovare concretezza a quello spezzare il pane che ci ha insegnato Gesù.








