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È già passato un anno dal nostro viaggio in Albania. Le difficoltà sopraggiunte con il Covid-19, non ci hanno rubato l’entusiasmo e la voglia di metterci in gioco per fare fraternità missionaria con le persone incontrate. 

Impossibilitati ad organizzare un nuovo viaggio ci siamo dedicati a ciò che potremo offrire più avanti, con preparazioni mirate per eventuali iniziative di solidarietà, sia attraverso corsi online di progettazione solidale, sia consultando testi di approfondimento e incontrando in streaming persone con competenze specifiche.
Ogni mese, abbiamo condiviso momenti di riflessione spirituale ed evangelica, accompagnati da p. Andrea. Qualche volta, ci siamo collegati anche con religiosi dell’Albania. Uno degli ultimi contatti è stato con “La Piccola Famiglia” di Berat, comunità religiosa di fratelli e sorelle che ospitano ragazzi disabili e si dedicano alla evangelizzazione nel Sud dell’Albania.

Come al Nord, anche al Sud la dittatura aveva completamente distrutto chiese e vietato la pratica religiosa, ma le persone, per tradizione di famiglia, non avevano abbandonato e continuavano a tramandarsi. Suor Micaela e don Giuseppe ci spiegano che, da circa 12-13 anni, seguono piccole comunità cristiane di 5-6 persone. Si sono create dopo semplici incontri e un percorso di catecumenato a cui ha fatto seguito il Battesimo. Poche donne, impegnate e desiderose, nella più assoluta semplicità, hanno portato il Vangelo in un villaggio anche ai loro parenti per preparali al Battesimo. Siamo incuriositi e attenti alle loro parole, ci fanno pensare ai tempi dei primi discepoli e a come veniva trasmessa la Parola di Dio nelle prime comunità cristiane.

Suor Micaela vuole raccontarci un fatto molto significativo! Una vedova di un piccolo villaggio, di famiglia cristiana, aveva chiesto un aiuto per sistemare il tetto della sua casa un po’ fatiscente. Viene aiutata dai missionari. Gli altri abitanti del villaggio, vedendo ciò, si erano interrogati… Un giorno, un uomo si avvicina a suor Micaela e le dice: “Voglio farmi cristiano! Perché voi siete cristiani e gente di Pace; qui avete fatto carità gratuita”. Lei sorride di vera gioia cristiana!

Poi ci spiega delle mille difficoltà incontrate quotidianamente con la pandemia. Le persone sono costrette a pagare tutte le medicine per curarsi, in assenza di assistenza sanitaria, il costo elevato dell’ossigeno, la mancanza di letti in ospedale, le ambulanze sprovviste di ossigeno. Una Tac costa circa 200 euro, lo stipendio di un mese! Curarsi e curare un familiare porta le persone ad indebitarsi all’inverosimile. Amareggiata ci dice “Qui, chi non ha i soldi muore!”.

Ci chiediamo cosa siamo disposti a vivere, affinché la Chiesa continui ad essere immagine del Buon Samaritano per l’umanità ferita di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Non abbiamo la giusta soluzione. Ma se passiamo dal sapere al fare, dalla conoscenza del Vangelo alla conoscenza della sofferenza dei nostri fratelli e all’Amore evangelico vissuto, allora possiamo sperimentare l’esperienza della vera gioia, quella intravista negli occhi di Suor Micaela.



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