A scuola di vita cristiana, Vi racconto alcuni miei pensieri
Sono in Camerun solo da quattro mesi e gli aneddoti che ho vissuto in questo tempo sono già tanti. Mentre scrivo, ascolto la pioggia e gli schiamazzi dei giovani che si ritrovano ogni giorno vicino a casa nostra per giocare d'azzardo e fumare. Ma voglio condividere con voi alcuni pensieri che girano nella mia testa e i sentimenti che provo nel mio cuore.
Guardare senza giudicare
Sento il bisogno di usare i "sensi": vedere e tastare, ascoltare e odorare, gustare e... usare il buon senso. Le suggestioni che ho nel cuore sono tante: le differenze culturali, la povertà materiale e morale, la corruzione, i bambini e i giovani, il fenomeno delle sette, la promozione umana, le esperienze e le preoccupazioni della gente, le diverse facce della chiesa: pietà popolare, comunità di base, musicalità e danza delle celebrazioni...
Ma a questo bisogno di capire e sentire, aggiungo quello che mi hanno detto i confratelli saveriani a Madrid prima di partire: "il primo periodo guarda, ma non giudicare". Confesso che non è semplice. In tanti momenti ho sentito alla porta del mio cuore la voce delle tentazioni del deserto: "io posso mettere a posto tutto e subito (il potere); io ho la soluzione ai problemi (il prestigio); io posso fare quello che mi piace senza lasciarmi interrogare dalla realtà che mi circonda (il piacere)".
Tempo di vita nascosta
Ricordo di aver letto un libro del teologo camerunese Engelbert Mveng, assassinato nel 1995. Mi aveva colpito molto quando criticava l'impoverimento culturale, politico e antropologico dell'Africa, causato dalla tratta degli schiavi, dal colonialismo e dal neo colonialismo. Che significato hanno queste parole per la mia vita oggi? Lo spiego con un esempio.
Il presidente francese in giugno ha pronunciato un discorso a Dakar. Affermava che "il continente africano non esiste più". Parlava di una civiltà che è tornata verso il passato, senza storia, che vive a ritmo delle stagioni, in cui l'istinto gioca un ruolo più forte della ragione... Non so come reagirei se qualcuno, arrivando per la prima volta a casa mia, iniziasse a criticare la mia famiglia, a giudicarla, a insultarla! Questa mancanza di rispetto si può esprimere sia con le parole sia con gli atteggiamenti.
Essendo appena arrivato in Camerun, sono convinto che questo è per me il tempo della vita nascosta. Mi sento come un bambino che impara la lingua e il significato del linguaggio non verbale: lo sguardo, i gesti, i rumori... Tutti i giorni vado alla scuola della vita africana. E nella Madonna trovo un esempio di quello che devo fare: "serbare tutte queste cose, meditandole nel mio cuore".








