A Chiampo sotto la luce della speranza
A Natale è stata aperta la porta del Giubileo a Roma e nei giorni successivi anche altre porte in chiese importanti delle varie diocesi. Nella storia, il Giubileo ha sempre segnato rinnovamento, ritorno al Vangelo, mettere in ordine le cose fuori posto. Infatti, siamo sempre in cammino per definire meglio la nostra identità, come invitava Sant’Ireneo: “Cristiano, diventa ciò che sei!”.
Ci sono vari gruppi di religiosi e religiose nel cuore della Chiesa che servono il Signore, i fratelli e le sorelle, con opere e servizi nella varietà di vocazioni. Tutti e tutte consacrati, nell’anno del Giubileo, nelle comunità parrocchiali, sono chiamati ad essere un esempio di conversione, di ripartenza.
Sabato 1° febbraio, le comunità di congregazioni maschili e femminili della Diocesi di Vicenza si sono trovate nel Santuario della Grotta di Lourdes del Beato Claudio a Chiampo. Erano più di 500, rappresentanti di 107 case nella diocesi.
Si sono preparati all’evento con giorni di preghiera e con il segno della lampada della speranza. Lungo un anno, infatti, la lampada accesa è passata in pellegrinaggio da comunità in comunità per la durata di tre giorni. Per dare poi concretamente vita ad un segno di speranza, hanno scelto di aiutare con piccoli risparmi e preghiere coloro che operano nelle carceri.
A Vicenza ci sono due case di accoglienza: “Jonathan” e il “Lembo del mantello”, dove sono accolti detenuti in pena alternativa e persone con difficoltà abitative. La loro insegna è: “Nessuno di noi è il suo errore”. Tutti sono fratelli e figli amati. Il carcere è presente in fondo in ciascun di noi, in esso tante volte è reclusa la parte migliore di noi che sempre attende liberazione.
La celebrazione nel santuario del Giubileo dei religiosi a Chiampo è iniziata alle 15.30 di sabato, presieduta dal vescovo Giuliano. È stata data importanza alle sorelle e ai fratelli giubilari nel 2025. C’era chi festeggiava 25, 50 e anche 70 anni di professione religiosa. Non sono mancati alla fine tre consacrati: una suora e due religiosi, con 75 anni di vita religiosa che, come Simeone e Anna, avanti in età, “servono Dio notte e giorno con digiuni e preghiere”.
Tutti hanno rinnovato, dopo l’omelia, l’impegno di consacrazione nella fedeltà alla vocazione e al carisma dei fondatori. Il vescovo Giuliano ha invitato tutti alla conversione alla fraternità, in un clima sempre più individualista, all’accoglienza dei poveri e alla libertà nelle strutture per dare spazio a coloro che sono in difficoltà.
La famosa lampada della speranza, che da un anno è in pellegrinaggio, alla fine è stata affidata dal Vescovo Giuliano alle religiose e ai laici che lavorano nelle carceri. La sua luce sosterrà il loro impegno nella fraternità con coloro che soffrono l’abbandono.








