Cari amici,
scusate il lungo silenzio. Da quando sono rientrato, a fine aprile, qui nella mia missione in Camerun, ora sono finalmente un po’ libero. A luglio, sono finalmente finiti tutti gli esami dei nostri studenti, che sono andati in vacanza. Ma non pensate alle vacanze degli studenti italiani. Qui, andare in vacanza significa lasciare da parte biro e quaderni per prendere in mano la zappa. Se di riposo si tratta, è un riposo della testa, mentre il corpo è chiamato a un notevole sforzo fisico.
La vita di uno studente è grama, soprattutto di quelli che devono venire in città, lontano dalla famiglia. Molti degli adulti non capiscono il valore della scuola, sono rimasti alle attività tradizionali di agricoltura e allevamento. La scuola, in particolare per le ragazze, è un lusso. Quindi uno studente, se vuole andare al liceo, deve sbrogliarsela da solo per comprarsi i quaderni (i libri costano troppo), la divisa, le scarpe, e poi combattere ogni giorno per poter fare almeno un pasto la sera. Il più delle volte sono le mamme che risparmiano per mandare qualche soldino ai figli in città. I padri dicono sempre di non aver niente, ma sono però capaci di pagare varie mucche per sposare il proprio figlio.
Durante l’anno, noi mettiamo a disposizione, nel nostro centro culturale, la biblioteca con tutti i libri di testo, dalla prima elementare fino alla maturità. E le verande del liceo sono illuminate per permettere di studiare di notte. Le lezioni, infatti, vanno dalle 7,30 alle 15. Poi, gli studenti devono darsi da fare per cucinarsi l’unico pasto della giornata. Per questo, quasi tutti studiano di notte, alla debole luce della lampada a petrolio. Per frequentare la scuola bisogna essere davvero molto motivati. Quando leggo notizie di studenti o genitori che aggrediscono i professori per un brutto voto o un richiamo, mi piacerebbe portare quei ragazzi qui per un anno, a fare la vita dello studente camerunese.
Con il mio collaboratore, stiamo lavorando per portare avanti l’allestimento del museo; quattro sale sono terminate e una quinta lo sarà tra qualche giorno, mentre iniziamo con la sesta. Mi piacerebbe terminare le otto sale per la fine dell’anno, ma i finanziamenti arrivano con il contagocce. Il Ministero delle Arti e della Cultura del Camerun ci ha assegnato 3.000 euro, ma ancora non siamo riusciti a ottenerli, per problemi burocratici. Anche se a piccoli passi abbiamo realizzato già una grande struttura.
Per fortuna, la Provvidenza continuamente ispira persone di buona volontà. Due associazioni sarde, Africadegna e Il Villaggio, ogni anno offrono un contributo essenziale per il museo e le altre attività del centro. Molti amici, poi, ci aiutano a sostenere alcuni studenti meritevoli, perché possano proseguire gli studi. E grazie a voi, comunità di Cagliari, per il sostegno economico che mi date ogni anno tramite le intenzioni di Messe. Un grande abbraccio!






