Padre Giuseppe Nardo, romagnolo d’adozione
Il 6 agosto p. Giuseppe Nardo, 86 anni, è salito al cielo. Si trovava in cura da poco tempo nella casa saveriana di Vicenza, ma per 35 anni è stato una colonna della comunità di San Pietro in Vincoli. Qui, il 13 agosto, si è celebrata una Messa di suffragio presieduta dal vescovo di Forlì, mons. Livio Corazza, con la partecipazione di numerosi presbiteri di Forlì, Ravenna e Cesena.
Padre Giuseppe Nardo è entrato nella festa della vita eterna nel giorno della Trasfigurazione del Signore. È uscito dal bozzolo della nostra condizione mortale per spiccare il volo della vita eterna, trasformato a immagine di Cristo.
P. Giuseppe era originario della provincia di Pordenone. A 18 anni entra nei saveriani ed è ordinato presbitero nel 1963. Un anno dopo parte per il Burundi dove rimane per circa 8 anni. È assegnato al lavoro pastorale e di evangelizzazione in una parrocchia lontano dalla capitale. Erano tempi difficili per il Burundi; infatti era in atto una guerra tribale che causava morti e distruzioni. Raccontava che a volte doveva gettarsi nel fosso per evitare le pallottole che fischiavano da ogni parte. Poi soccorreva i feriti e li portava al più vicino ospedale. Una grave malattia tropicale lo costringe a tornare in Italia, prima a Parma, poi a Udine e infine a San Pietro in Vincoli dove rimane per ben 35 anni, romagnolo di adozione. Qui p. Giuseppe è economo e rettore negli anni in cui la casa veniva trasformata in luogo di accoglienza e spiritualità.
Noi crediamo che p. Nardo, alla fine della sua vita, sia stato accolto con queste parole: “Vieni, Benedetto dal Padre mio”. La parola benedetti è rivolta a tutti coloro che hanno saputo incontrare e servire Cristo nella povertà delle sorelle e dei fratelli più piccoli. Il Cristo nella sua compassione si lascia incontrare nei poveri. “Benedetti - dice il Signore - perché in voi la grazia di Dio ha portato i suoi frutti. L’amore che avete ricevuto è divenuto l’amore che avete condiviso e donato”. Il Signore ci dirà beati e benedetti perché avremo fatto degli impegni della nostra vita la motivazione per prenderci cura degli altri, di tutti coloro che hanno bisogno di essere accolti e ospitati nel calore delle relazioni umane.
Senza dubbio, p. Giuseppe è stato accolto con la parola “Benedetto”. Era sempre disponibile per l’accoglienza e per il servizio nelle parrocchie della diocesi di Forlì, Ravenna, Faenza e oltre. Non diceva mai di no per la celebrazione dell’Eucarestia o per il Sacramento della Riconciliazione. Dall’Unità Pastorale di San Pietro in Vincoli sono arrivate diverse testimonianze. “P. Giuseppe era una persona semplice, cordiale con tutti; barzellette e battute non mancavano mai”. Ne aveva una per ogni occasione e per ogni persona che incontrava. Ne ripeteva spesso una: “Sei invitato a cena col Signore! No, grazie, ho già cenato!” Il Signore lo ha nuovamente invitato a cena. Questa volta p. Giuseppe non aveva ancora cenato e ha accettato l’invito.






