"Un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho" (Lc 24,39).
Nella Pasqua anno 2022 che stiamo celebrando, queste parole di Gesù continuano a riverberarmi, straordinariamente cariche di verità e di attualità, meravigliato a me stesso di non averne finora percepito il profondo valore. L'interpretare la risurrezione di Gesù a semplice simbolo di rinnovamento circoscritto alla sfera interiore o intellettuale o spirituale, si direbbe a un evento che riguarda l'anima e non il corpo, mi ha allettato nel passato. Mi era apparso anche come un metodo convincente per accostare l'uomo moderno al Vangelo: una risurrezione alla new age. Quindi ho visto il graduale disfarsi di ogni vantato raccolto ottenuto attraverso tale proselitismo a facile prezzo. Del resto, anch'io che parlavo loro delle 8 beatitudini, gongolavo nell'attesa di far colpo, di conquistare. Il peso della carne e delle ossa mi dava quasi fastidio.
"Non assuefacciamoci alla guerra", raccomanda papa Francesco. Sì, l'assuefarsi a una situazione finendo per darla come ovvia, perfino una situazione di guerra, consegue dal parlarne e parlarne senza toccare terra, ma facendo frullare nell'aria idee senza carne né ossa. Per i bambini e le donne dei luoghi di guerra non è così. Essi non ne parlano, ma muti ne portano il peso nella loro carne e sulle loro ossa.
Quando le parole abbondano senza la carne né le ossa del loro significato originario, nell'atmosfera si ingenera il clima di un massimalismo in cui le tante e tante parole perdono il loro significato unico e distinto e si prostrano alla massificazione in un'unica idea dominante. Anche la risurrezione di Gesù può essere massificata, prostrandola ad una sola idea dominante: Gesù è risorto perché è Dio. Soppesando le parole di questa risposta ne viene subito una obiezione: Ma perché ha dovuto morire se è Dio che tutto può? C'è un massimalismo religioso e teologico che ignora il peso dei fatti concreti. Nessuno ha visto Gesù risorgere e gli incontri di Maria di Magdala, delle pie donne, di Pietro e dei discepoli con Gesù risorto avvennero tutti in modi distinti, personali e unici, ciascun incontro con la carne e le ossa del Incontrante e dell'incontrato, al punto che sfuggono alla massificazione di una registrazione cronologica. Il risorto in carne e ossa a tu per tu con i discepoli in carne e ossa.
Oggi possiamo parlare della guerra in atto evocando ed evocando situazioni, motivazioni, condizionamenti, fatti del passato e prospettive del futuro, e tant'altro da perderci nella marea di parole, dimenticando che nello stesso istante un bambino, una donna, un soldato russo o ucraino, o un civile in fuga viene colpito a morte. In una clima di massimalismo le responsabilità non hanno un nome proprio. Ciò che è "proprio" ha pure un volto, un abito, uno stile ecc. che è proprio e che non si assoggetta all'idea massificante del tutti uguali. Immaginiamoci che i testimoni della risurrezione di Gesù avessero tutti scritto che Gesù è risorto perché è Dio, anziché narrarci i particolari palpitanti del loro incontro con il Risorto. Noi saremmo qui con un cristianesimo massimalistico e fondamentalistico che ci assoggetta tutti a un Gesù che è risorto perché è Dio, rimasto senza la carne le ossa del tempo che diviene.
E rimarrebbe l'enigma: Se è risorto perché è Dio, perché mai è morto?
Tutto accade sotto lo stesso cielo, tutto è correlato, ma ogni esistente esiste avendo un suo unico, un suo nome, una sua responsabilità. Raimon Panikkar afferma che ogni presente è sempiterno. Il presente è istantaneo, effimero cronologicamente; eppure è la porta stretta da cui si accede all'eterno in cui ogni presente è abbracciato, redento, amato. La via larga delle idee e parole senza carne né ossa, sazia della sua vastità illimitata, non ha alcun angolo che si presti per fermarsi ad aprire un accesso a oltre se stessa. Così tanta cultura, tanta religione, tanta vita sociale di oggi: risurrezione di idee senza carne e senza ossa, perfezione dei 99 giusti che non hanno bisogno di penitenza, per cui non portano nell'eternità la grande gioia che invece porta un solo peccatore, dal nome e cognome propri, il quale fa un cammino concreto di conversione.
Confucio afferma che il sapiente dà il nome proprio, non quello approssimativo, a tutte le cose. Il cammino del Buddhismo Zen è indicato con l'ideogramma che significa camminare e compiere: 行 (gyō).
i rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.





