“unaweza, pamoja da wandugu, kwenda kulima shamba ya mtu mwenye ukoma?” (puoi andare, con gli amici, a coltivare il campo del lebbroso?) chiedevo a Makelele, uno dei responsabili dei giovani di Luvungi. Ormai era abituati a rendergli visita e a fargli dei piccoli servizi, visto che non poteva fare più niente. Le mani erano ormai dei moncherini, perché la lebbra gliele aveva rovinati. Makelele mi risponde che quest’oggi farà una riunione con gli altri e decideranno cosa fare. Intanto mi chiede dove si trova il campo e per quanto tempo dovranno fare questo nuovo servizio. Gli do tutte le informazioni. E , dopo la riunione, vengono a darmi la risposta. Mi dicono che questo sabato mattina (visto che non c’è scuola) partiranno con la zappa per andare a coltivarlo, soprattutto a vedere in che situazione si trova. Poi verranno a farmi la relazione e così si deciderà il da farsi. Arriva il sabato e li vedo, quattro o cinque, che si mettono in strada. Do loro un passaggio per rendere il viaggio meno faticoso. Poi, se qualcuno verrà a chiamarmi, potrò andare a riprenderli. Intanto lascio loro qualcosa da mangiare e un po’ di acqua. Nel primo pomeriggio, con uno degli amici, vado a recuperarli. Mi dicono che non ci sono grandi problemi, però anche loro hanno i campi delle loro famiglie e quindi dovranno organizzarsi bene, coinvolgendo anche i giovani della diakonia di Kamanyola, più vicini al campo. E così, per diversi mesi, vanno a coltivare, finchè arriva il giorno del raccolto. Era un campo di manioca. Vado ad aiutarli, in modo da caricare i tuberi nella landrover e poi li portiamo alla missione. Qualcun altro poi si incaricherà di togliere la corteccia e metterli nell’acqua, in modo da togliere il “veleno” (cioè bisogna fare in modo che sia pulito). Poi verrà fatta a pezzi, stesa al sole e infine, se possibile, portata al mulino oppure, se le loro mamme hanno un po’ di tempo, la pileranno, cantando come fanno di solito. Alla fine di tutto, un bel sacco sarà riempito dalla farina e portato dal lebbroso. Si farà una festicciola per ringraziarsi a vicenda per aver fatto una buona azione che li ha resi più buoni.







