Quando sono venuti i miei genitori in Africa, sono andato a recuperarli all’aeroporto di Bujumbura insieme a un sacerdote dell’economato. Passiamo tutti i controlli alle frontiere e finalmente arriviamo ad Uvira (centro della diocesi) in Congo. Li invitiamo a pranzo. E poi, dopo un po’ di sosta, con la land rover li accompagno fino alla missione di Luvungi. Cominciano a darmi i saluti di tutti gli amici del paese. Mi descrivono il viaggio, l’aiuto ricevuto da una suora in aeroporto per capire meglio dove bisognava imbarcarsi. Insomma un lungo viaggio. E cominciano a meravigliarsi di quello che vedono. Tanta gente lungo la strada. Insomma un po’ di chilometri. Finalmente, facciamo l’ultima salita che costeggia il fiume Luvubu e arriviamo al cancello della missione. Suono il clacson e entriamo trionfalmente. Il cuoco e gli altri padri vengono ad accoglierci. Mia mamma sta per scendere dall’auto, quando arriva il nostro cane Simba che come fa di solito, vuole dare il suo benvenuto. Gli dico “toka, toka “(vai via) e lui obbedisce. Finalmente si può entrare sotto il porticato e scaricare le valige che poi saranno depositate in una stanza, dove potranno finalmente riposare. Diamo loro del thè freddo e qualche frutto da mangiare. E così comincia il mese africano per due genitori. Ne avranno da raccontare al ritorno, quando “watatoka”(andranno via) con molto nostalgia delle persone incontrate e delle situazioni che hanno toccato con mano.







