Quando sono venuti i miei genitori, in Africa, a Luvungi (Congo), vi sono rimasti un mese e hanno cominciato ad inserirsi nella vita della parrocchia. Mio padre e mia madre erano sarti e quindi si sono dati da fare. Mia mamma chiedeva ai missionari se avevano qualche cosa da cucire e subito ne hanno approfittato per farle riparare pantaloni, magliette, ecc. Poi hanno scoperto che c’era un atelier(un luogo dove le ragazze imparavano a cucire(kushona). E subito sono entrati in amicizia con loro. Non so come facessero a capirsi, perché mia mamma mi raccontava i sogni delle ragazze. Qualcuna voleva sposarsi con qualche giovane europeo, altre dicevano che qualche ragazzo voleva venire in Europa, perché gli avevano detto che “vestire i morti” (lavorare in un’impresa funebre) portava un po’ di soldi. Nella loro ingenuità, pensavano che fosse facile partire (non come clandestini). E’ un po’ quello che mi dicevano i giovani che dal Camerun voleva tentare il viaggio in modo regolare. Poi un giorno mi portano un foglio con su scritto tutti i documenti che bisognava preparare (una ventina, se mi ricordo bene), oltre a pagarsi il viaggio. E allora io li ho scoraggiati. Ma per tornare al “kushona” delle ragazze, veramente i miei genitori erano meravigliati dalla facilità di imparare e di fare dei bei ricami. Insomma anche loro sono molto intelligenti.







