In questi ultimi mesi la comunità di Cagliari ha avuto alcuni cambiamenti: P. Giuseppe Marzarotto si trova nella casa madre di Parma per essere seguito maggiormente con delle cure più specializzate e sono arrivati P. Sergio Cambiganu e P. Bruno Roia.
BENVENUTI PADRE SERGIO E PADRE BRUNO!
P. Sergio Cambiganu. Sono arrivato a Cagliari da un mesetto e quindi mi presento in poche righe in modo che, quando ci incontriamo, non sia un perfetto sconosciuto.
Sono nato a Pattada nel 1937 e i miei familiari vivono a Sassari: quindi si potrebbe dire che sono ‘navigato’ nella vita, ma mi accorgo che, stando in questa comunità, ho tante cose da imparare e in certi casi i padri della casa mi devono insegnare metodi nuovi, strade nuove e incontri con persone nuove.
Sono stato in missione in Burundi, ed è stata per me una vera benedizione del Buon Dio, perché l’incontro con i Burundesi si è dimostrato per me una vera sorgente di grazie.
Adesso sono di nuovo tornato nella mia terra natia e spero, nella Volontà di Dio, di essere anche qui utile per la causa missionaria con tutte le forze che il Buon Dio ancora mi concede.
P. Bruno Roia. Sono nato a Prato Carnico (UD) nel 1955: già in quinta elementare mi sono trovato a Udine con i Missionari Saveriani. Ordinato nel 1980, ho cominciato la mia prima esperienza a Macomer seguendo i ragazzi sardi presenti nella struttura. Per sei anni ho vissuto con ragazzi provenienti da molti paesi della Sardegna. Ho cercato con loro di trovare la strada che porta alla maturità umana, al senso della vita e a tentoni, alla ricerca di Dio. Ho imparato molto in quegli anni.
Terminata questa esperienza, ho studiato l’inglese a Londra in vista di una partenza per il Giappone. Mi son trovato invece a Sao Paulo, in Brasile.
Ho vissuto nella periferia di quella grande metropoli e li ho conosciuto, oltre alla profonda umanità del popolo brasiliano, anche le lotte per la giustizia, la dignità della persona umana e l’impegno sociale.
Ho vissuto molto con i ragazzi ed i giovani di questo luogo: alcuni di forte religiosità impegnati nella comunità cristiana, altri appartenenti alla strada, altri ancora all’interno della criminalità del luogo che cominciava a muovere i suoi primi passi. Ho avuto anche delle esperienze con alcuni “meninos de rua”, l’esperienza che più mi ha segnato.
Trasferito a Londrina, città del Paranà, ho seguito per alcuni anni gli studenti di secondo grado (superiori) che desideravano conoscere la vita saveriana per magari poi sceglierla.
Rientrato in Italia, dopo un anno sabbatico, mi sono ritrovato per sei anni nella casa saveriana di Udine, in Friuli. Ho conosciuto li molti gruppi di ragazzi e molti educatori. La condivisione delle esperienze educative ha marcato il nostro cammino.
La vita, a volte, ci riserva sorprese; così è stato per me negli ultimi tempi.
Frutto di varie coincidenze, mi sono trovato a fare il parroco nella mia Valle e a seguire i ragazzi del luogo per ben undici anni. E’ stato difficile porre fine a questa avventura per i molti legami che si erano consolidati e le molte attività create e fatte crescere.
Eccomi ora qui, nuovamente in Sardegna. Non senza un certo timore. La distanza generazionale si fa sentire con forza e lancia la sua sfida. Certo, mi piacerebbe ritrovare gli amici con cui ho condiviso un pezzo di vita tanto tempo fa. Sono fiducioso in un loro aiuto per potermi reinserire nella Sardegna di oggi.
Da parte mia vorrei riuscire a pormi in ascolto delle nuove generazioni e del mondo in cui si muovono: i desideri e le aspettative, i dubbi e le domande, gli atteggiamenti pensati e quelli irriflessi; la speranza e la ricerca di qualche cosa o qualcuno che ci supera e che ogni generazione, consapevole o meno, porta in se a suo modo.






