Era un giorno dell’ottobre 1960, quando mio padre mi accompagnò al seminario minore di Miasino (sopra il lago d’Orta). Avevo quasi 10 anni e mio zio don Luigi (fratello di mamma) mi aveva invitato ad andare in Seminario. Non sapevo cosa volesse dire, ma ci sono andato. Erano tempi duri. Si faceva la fame (o meglio, i superiori ci facevano fare i fioretti) e così è cominciata l’avventura che è durata, fin ad ora 65 anni. Io venivo da un paesino di 3-400 abitanti del comune di Borgosesia in Valsesia. Non sapevo cosa poi sarebbe successo fino ad andare nel mondo intero. Termino la quinta elementare e la prima media. Poi passiamo al seminario di Arona (il primo costruito da san Carlo). In quegli anni di medie e ginnasio, un giorno viene in visita un missionario saveriano che ci fa vedere un film “Satoko” (la storia di una ragazza giapponese che dedica la sua vita nella bidonville di Tokio) e dice che chi è interessato alla missione, può scrivere a lui (aveva come soprannome padre Guido). Nel frattempo mio zio prete era parroco a Massino Visconti sulle colline del lago Maggiore, paese di origine di padre Manni (ha così tanto insistito) che poi, quando sono andato al seminario maggiore a Novara, alla fine del Liceo, sono andato al noviziato saveriano di Nizza Monferrato e la teologia a Parma. Il 3 dicembre 1975: professione perpetua (quindi in quest’anno sono 50 anni e il prossimo 2026 saranno 50 anni di messa). Poi da lì è cominciato il viaggio nel mondo: Sardegna(il primo amore, dove sono ritornato 5 anni fa e fanno in tutto 15 anni) tra Macomer e Cagliari), poi il Congo RDC e Camerun (tot: 13 anni e mezzo). Parma, Gallico(Calabria), Salerno, Taranto, Desio e Zelarino. Tanti luoghi, tante persone che mi hanno aiutato a crescere, a conoscere realtà nuove che mi hanno arricchito e fatto del bene. Ho imparato tante cose, ho anche fatto degli sbagli (capita a tutti), ma ho cercato di sentirmi parte della grande famiglia saveriana. Sono contento, anche se avrei potuto far meglio, ma come scout “ho cercato di fare sempre del mio meglio”, di sentirmi a casa mia in ogni luogo dove sono stato (ho apprezzato la gente, la storia). Ho anche scritto quello che vedevo (come mi hanno insegnato i miei genitori e mia sorella). Come arbitro di calcio ho incontrato tanti giovani e condiviso con loro la bellezza di fare sport e vedere che questo poteva unire le persone. E poi mi sono sentito veramente cittadino del mondo, cercando di fare la mia parte. Non so cosa mi riserverà il futuro. Lo metto nelle mani di Dio, sicuro che cercherò di capire, dopo giorno, cosa Lui desidera che io faccia. A voi che mi leggete chiedo una preghiera ( anche per i prossimi 50 anni di messa del prossimo anno) e un incoraggiamento a vivere e ad aiutare a vivere, sicuri che INSIEME SI POSSONO FARE TANTE BELLE COSE. Vi voglio tutti bene (p.Oliviero da Cagliari)







