La festa di S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, è l’occasione per un incontro tra il vescovo di Brescia, quest’anno affiancato da Alessandro Galimberti, presidente dell’ordine dei giornalisti della Lombardia, e la stampa locale. Il tema era molto attuale: “Il peso delle Parole. Le parole che feriscono, le parole che costruiscono, le parole della deontologia”.
Mons. Tremolada ha fatto una vera e propria lectio magistralis, individuando tre caratteristiche della parola: “il valore performativo, che produce un effetto su chi ascolta come un sigillo che si imprime sulla ceralacca; una valenza espressiva, con cui la propria soggettività prende forma agli occhi dell’altro; un senso relazionale, perché la parola getta un ponte e attende sempre una risposta. Menzogna e violenza sono le due modalità con cui mortificare la parola, che è chiamata non solo ad essere vera, ma anche buona. C’è una correlazione tra la parola, che diventa cattiva o falsa e due comandamenti, quelli sulla falsa testimonianza e sul non uccidere… anche con la parola”. E il linguaggio di oggi, secondo mons. Tremolada, è particolarmente violento per due motivi: “la rabbia, motivata o da una scontentezza diffusa o dall’intolleranza per una situazione considerata ingiusta e la paura della diversità. Quest’ultima può dipendere dal non saper controbattere a ciò che uno dice, in una realtà totalmente polarizzata sull’Io soggettivo. La modalità dei social è quella che più consente di esprimere questo contesto. Voi giornalisti, attraverso il linguaggio, ci consegnate qualcosa che ha un peso; con un linguaggio positivo e lontano dalla violenza, dovete aiutarci a leggere i processi che attraversano la società e a formare una coscienza critica, con un linguaggio che sia a favore della civiltà”.
Il presidente Galimberti ha ricordato come “tutto sarebbe più semplice se ci ricordassimo i principi deontologici e legali della nostra professione: dobbiamo conformarci a verità, lealtà e linguaggio. Al contrario di quanto avviene nei social, piano inclinato in cui la distruzione del linguaggio e del rispetto sembra ineluttabile, dobbiamo recuperare il rapporto con la realtà, cercando e verificando i fatti”.
Questi inviti erano rivolti ai professionisti della comunicazione, ma possono valere anche per ciascuno di noi, che oggi, come non mai, siamo protagonisti della parola in tanti contesti, anche scritti come i social media. Siate gentili, nella vita e nella comunicazione, a qualsiasi livello. Un appello da non lasciar cadere.






