Il Brasile è uno dei Paesi più ricchi al mondo con una popolazione sempre in crescita. Purtroppo, però, è anche uno dei Paesi del mondo dove c’è più disparità tra poveri e ricchi. Nonostante possieda migliaia di ettari di terra e foreste (oggi minacciate da incendi devastanti e da una politica di sfruttamento), queste sono riservate a una minoranza. Ecco perché nasce il problema dei conflitti della terra. Nella patria del caffè, appena l’1% dei proprietari (circa 40mila famiglie) possiede metà di tutte le terre, mentre il resto è distribuito su 5 milioni di fondi agricoli di medi e piccoli proprietari; altri 4,5 milioni di famiglie vivono senza terra.
Sono già trascorsi 500 anni dall’inizio del Colonialismo. Esso organizzava la produzione agricola sul modello delle “fazende plantation”, che coltivavano grandi estensioni di terra con monoculture di caffè, canna da zucchero, cotone, allevamenti sterminati di bestiame, cacao. Tutto era basato sulla manodopera degli schiavi e i prodotti destinati all’esportazione, ma anche sull’usurpazione delle terre degli indigeni. La stessa Presidentessa del PT (partito dei lavoratori), Dilma Rousseff, nel suo periodo di governo non ha demarcato nessuna terra. Sulla stessa linea, purtroppo, si trova l’attuale governo.
La chiesa cattolica s’interessa al problema dello sfruttamento e della marginalizzazione dei contadini e degli indios. Esiste uno speciale organismo, il CIMI (Consiglio Indigenista Missionario), che se ne occupa, insieme alla chiesa locale, alle parrocchie e alle diocesi. Papa Francesco ha istituito un Sinodo speciale per l’Amazzonia che si sta svolgendo ora e che è chiamato ad affrontare la questione delle regioni amazzoniche. “Scopo principale di questa convocazione è individuare nuove strade per l’evangelizzazione di quella porzione di Popolo di Dio, degli indigeni, spesso dimenticati e senza prospettiva di un avvenire sereno, anche a causa della crisi della foresta Amazzonica, polmone di capitale importanza per il nostro pianeta”.
Speriamo che questa iniziativa sia un incentivo per i governi, che fanno parte dell’area amazzonica, a rispettare e aiutare le popolazioni, perché possano vivere attingendo ai frutti della terra, ricchezza elargita a tutti.






