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Una Chiesa che viva Oggi, E NON IERI

Una Chiesa che viva Oggi, E NON IERI

Dall’isola di Malta alla Svizzera. Da mons. Mario Grech, vescovo di Gozo – che di cuore ringraziamo per il servizio reso alla nostra rivista, durante il 2016 –, il testimone della rubrica passa al 51enne vescovo di Basilea, Felix Gmür, originario di Lucerna, dove è nato nel 1966. Dopo gli studi filosofici a Monaco di Baviera e a Parigi, quelli teologici a Friburgo e ancora a Monaco, nel 1999 mons. Felix è ordinato presbitero; dal 2001 al 2004 studia Scienze bibliche presso l’Università Gregoriana di Roma, ottenendo il Dottorato in Teologia; dal 2004 al 2006 è stato vicerettore del Seminario Maggiore di Basilea a Lucerna e dal 2006 al 2010 segretario generale della Conferenza episcopale svizzera. Dal 2011 è vescovo di Basilea.

È evidente che la Chiesa cambia. Basta guardare i fedeli una qualsiasi domenica in parrocchia. A Basilea, per fare un esempio, sono ormai poche le parrocchie dove ci sono solo fedeli di origine europea. C’è gente del mondo intero, di origine latinoamericana, filippina, africana, indiana ecc. Si canta in diverse lingue, talora accompagnati dal tradizionale organo, talora col sostegno di una batteria, talora insieme al coro di una comunità etnica.

La Chiesa cambia. Il cambiamento, agli uni fa paura, mentre lascia altri disorientati. E ci sono quelli, grazie a Dio, che tentano di leggere i segni dei tempi.

Sono molti gli studi che descrivono le trasformazioni della Chiesa e le logiche che le hanno motivate. Pur non essendo di questo mondo, essa è comunque parte del mondo. Nella misura in cui la società si trasforma, la Chiesa non resta sempre uguale. Siamo Chiesa in cammino, comunità itinerante. E forse è questo che fa paura, perché alcuni di noi sognano una Chiesa fissa e immobile, un’ àncora sicura di salvezza. Certo, la Chiesa lo è e lo deve essere, ma come?

Resta il Credo, ma cambia l’ambiente in cui crediamo. Resta la Chiesa, ma cambia il mondo in cui essa testimonia la forza salvifica della risurrezione di Gesù. Resta l’appello del Signore alla conversione, ma cambiano i contesti in cui i credenti sono chiamati ad attuarla. Restano i sacramenti, ma cambiano le situazioni in cui, grazie alle celebrazioni sacramentali, possiamo incontrare il Signore. Resta il popolo di Dio, ma cambia il volto delle comunità cristiane in cui si raduna.

La Chiesa cambia. Fino a pochi decenni fa il curriculum ecclesiale di un cattolico in Svizzera era ben tracciato: battesimo, prima comunione, cresima. Seguiva il matrimonio o, per pochi, l’ordinazione presbiterale o la scelta della vita consacrata. A livello sociologico, le celebrazioni dei sacramenti segnavano le tappe decisive dell’integrazione nella comunità cristiana, mentre, a livello di fede, erano preparate da un cammino di catechesi e da una pratica di vita cristiana più o meno costante. Prima veniva l’evangelizzazione, poi il sacramento.

Oggi, invece, evangelizzazione e sacramentalizzazione non vanno più di pari passo.

Per diversi motivi, la trasmissione del Vangelo e la partecipazione regolare alla vita della comunità cristiana, da una parte, e, dall’altra, la preparazione ai sacramenti e la loro celebrazione si sono allontanate. Il risultato è che abbiamo un numero considerevole di cattolici sacramentalizzati ma poco evangelizzati. A questo proposito i teologi discutono sulla relazione tra opus operatum e opus operantis. Su questa base i pastori sono chiamati ad offrire passi concreti per favorire l’evangelizzazione del popolo cristiano. Come tante altre Chiese locali, anche la diocesi di Basilea accetta la sfida e propone delle vie che allo stesso tempo prendano sul serio i segni dei tempi e il mandato di Gesù Cristo.

Qual è la missione della Chiesa oggi? Vogliamo “mettere in gioco la fede”.

Negli ambienti più diversi della nostra società, in un mondo spiritualmente confuso ma interessato, vogliamo proporre la fede cristiana testimoniandola e vivendola. Vogliamo essere una Chiesa che vive oggi e non ieri, che condivide il cammino dell’uomo contemporaneo e non di quello del passato. Cerchiamo le tracce di Dio nella vita di oggi e abbiamo fiducia nello Spirito di Dio che conduce la storia. Per questo, dieci anni fa, la diocesi ha voluto valorizzare in modo nuovo la missione eminente di ogni battezzato, laico o presbitero, di essere testimone di quello che crede lì dove vive.

Perché chi testimonia si deve rendere conto di quello che testimonia. Per questo si deve confrontare con il messaggio di Gesù Cristo e così impara la fede.

Imparandola la vive, vivendola la testimonia, testimoniandola la fa conoscere ai contemporanei interessati. Anche così cambia la Chiesa. È una bella maniera di essere Chiesa missionaria.

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