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I SEMINARISTI ITALIANI PER UNA FORMAZIONE PIÙ MISSIONARIA

I SEMINARISTI ITALIANI PER UNA FORMAZIONE PIÙ MISSIONARIA

Riceviamo da Missio-Pontificia unione missionaria il Documento finale del 61° Convegno nazionale missionario dei Seminaristi, che si è svolto nei giorni 27-30 aprile a Monreale sul tema “Evangelizzazione e unità dei cristiani”. Vi hanno partecipato Seminaristi di 75 diocesi italiane, provenienti da 36 Seminari italiani, della Romania e Albania.

I SEMINARISTI ITALIANI PER UNA FORMAZIONE PIÙ MISSIONARIA

Poggio San Francesco (Monreale), 30 aprile 2017

Consci dell’importanza […] del cammino formativo […] che stiamo vivendo, abbiamo cercato di analizzare l’impatto delle tematiche affrontate prima di tutto sul nostro percorso di vita personale, poi sulla dinamica dei rapporti nelle nostre comunità formative per, infine, aprire delle prospettive sul piano degli orizzonti pastorali locali e più universali nei quali saremo progressivamente chiamati ad assumere nuove responsabilità nella proclamazione gioiosa e contagiosa del Vangelo di Gesù Cristo. Ben sapendo che non è la Chiesa “a fare la missione” ma la missione […] che fa la Chiesa, vorremmo […] evidenziare la necessità del rinnovamento di una formazione umana e spirituale che favorisca maggiormente la nostra adesione all’umanità di Cristo che chiama e che forma nell’orizzonte della sequela e del servizio.

A questo riguardo, sottolineiamo alcuni punti critici ed esigenze dell’attuale formazione:

  •  l’impressione, talvolta, che il progetto formativo sia un vestito già confezionato che si tenta di adattare, bene o male, alle diverse taglie di ciascuno;
  • una certa sproporzione tra i tempi di insegnamento a diversi livelli e in diversi ambiti e i tempi di vero ascolto, in cui la formazione sia anche il frutto di una maieutica relazionale e comunitaria;
  • un difficile equilibrio […] tra la giusta esigenza di una separazione dal mondo che il tempo di formazione comporta, e la necessità di lasciarsi interpellare, abitare, dal “grido del mondo” che ci circonda, per evitare di crescere in una dimensione parallela, protetta e troppo ovattata;
  • la necessità di lavorare maggiormente ad una nostra crescita integrale e integrata, che comprende la sfera psicologica, quella affettiva e quella spirituale, evitando gli squilibri di una eccessiva psicologizzazione come quelli di una eccessiva spiritualizzazione;
  • la necessità che rinnovamento e formazione riguardino anche i formatori, che devono avere il tempo necessario non solo ad un vero accompagnamento dei formandi ma per una continua maturazione delle loro proposte formative;
  • la necessità che la proposta formativa sia maggiormente il frutto di una collaborazione di equipe, che integri figure diverse non solo per competenze ma anche per stati di vita e dimensione sociale: una formazione alla vita celibataria non può prescindere dal contributo anche di figure femminili e di chi vive l’incarnazione dell’ideale evangelico in altri stati di vita;
  • la necessità che aumenti anche la fase di analisi personale e comunitaria delle esperienze educative e pastorali svolte, per un’elaborazione più concertata dei programmi di formazione e per le scelte di impegno pastorale futuro;
  • la necessità che la dimensione missionaria, in una prospettiva ecumenica e di dialogo interreligioso ed interculturale, non siano semplicemente aspetti marginali, confinati nell’orizzonte di un possibile impegno futuro limitato ad alcuni, ma facciano parte costitutiva dell’impianto formativo e nella scelta e nell’elaborazione dei contenuti teologici, spirituali e culturali dei piani di studio;
  • la necessità di essere maggiormente stimolati nello sviluppo di carismi specifici e di particolari sensibilità spirituali e culturali al servizio del progetto comunitario, per essere davvero formati ad un compito pastorale di servitori dell’unità nella diversità e non semplici dispensatori di sacramenti, servizi ed eventi. Ispirati e incoraggiati dall’esperienza delle giornate del Convegno missionario nazionale della Pum, nel desiderio che i tanti compagni di formazione non presenti possano fruire dei benefici delle dinamiche vissute, vorremmo concretamente suggerire di:
  • aumentare le occasioni di scambio e contatto personale e comunitario tra comunità formative in Italia e all’estero, pensando anche a forme più istituzionalizzate come percorsi Erasmus tra seminari;
  • integrare nel percorso formativo esperienze di missione, più o meno lunghe, non solo nella forma classica ad gentes, ma anche in situazioni di marginalità, sofferenza, disagio, solitudine e povertà che caratterizzano le nostre città e, talvolta, i quartieri stessi dove sorgono le nostre strutture formative;
  • fare in modo che le strutture stesse di formazione, spesso sovradimensionate rispetto alle effettive necessità attuali, possano diventare luoghi di accoglienza parziale o permanente di persone bisognose, non direttamente coinvolte nella comunità formativa;
  • ripensare insieme, formatori e formandi, alla sostenibilità dello stile di vita delle comunità di formazione, nel senso di una maggior condivisione e sobrietà, per una testimonianza vivente di uno stile veramente evangelico;
  • dare maggior rilevanza alla dimensione inter-religiosa ed ecumenica dell’elaborazione dei piani di studio, dello stile celebrativo e della preghiera comunitaria in genere;
  • creare delle occasioni più frequenti di accoglienza ed ascolto delle persone, delle esperienze di chi concretamente vive la prossimità testimoniando uno stile di Chiesa che lascia trasparire qualcosa della infinita misericordia di un Dio che si fa compagno dell’umanità in Cristo.

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