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I GIOVANI SFIDA PER IL FUTURO DELLA CHIESA

I GIOVANI SFIDA PER IL FUTURO DELLA CHIESA

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L’anno sta per concludersi. Con il capodanno, si chiudono anche le molteplici attività attorno all’anno detto di Lutero. In Svizzera, il quinto centenario della Riforma iniziata a Wittenberg in Germania, non si festeggiava come giubileo, ma piuttosto come commemorazione. Questo è dovuto al fatto che la Riforma svizzera ha preso un altro profilo rispetto a quello tedesco. I riformatori elvetici, in prima linea Zwingli a Zurigo e Calvino a Ginevra, si sono messi in scena solo alcuni anni dopo il 1517, e le loro sfide come le loro teologie, assai diverse anche tra di loro, si distinguono dalla teologia luterana e dal suo “inserimento” nelle società rispettive. D’altra parte, la Svizzera e le due Chiese cattolica e protestante, nel 2017, commemorano allo stesso tempo i seicento anni della nascita del patrono nazionale, san Nicolao da Flüe. Nato cento anni prima degli inizi della Riforma, il santo è venerato come personaggio che ha saputo riconciliare avversari e nemici ed unire il paese di allora. Tuttavia, la ragione principale per una commemorazione è l’accuratezza ecumenica. I protestanti svizzeri non volevano mettere in scena una qualsiasi festa trionfale perché tutti noi, cattolici e protestanti, siamo coscienti che la Riforma ha diviso la Chiesa. La ferita della divisione è tuttora aperta e non ancora guarita, indipendentemente da tutti gli accostamenti teologici, attività ecumeniche ed amicizie tra fedeli e rappresentanti delle Chiese diverse. Al di là dei concetti teologici importanti che sono certamente da discutere, e al di là delle questioni istituzionali e ecclesiali che sono da chiarire, è il futuro della fede cristiana che è in gioco. Domani, il cristianesimo sarà plasmato da quelli che oggi sono i giovani.

Migliaia di giovani si riuniranno, alla fine dell’anno, a Basilea dove si terrà il prossimo incontro europeo dei giovani. Sarà il quarantesimo incontro e una nuova tappa del “pellegrinaggio della fiducia sulla terra”, iniziato da frère Roger alla fine degli anni settanta.

Organizzato dalla comunità di Taizé in stretta collaborazione con le Chiese locali, sarà il primo incontro che si svolgerà contemporaneamente in tre paesi: Svizzera, Germania e Francia. Le persone che vivono nella regione di Basilea sono abituate ad attraversare i confini. La città è aperta alla diversità. Basilea ha ospitato un Concilio della Chiesa Cattolica ed è stata un centro della Riforma Protestante. Erasmo da Rotterdam, grande teologo cattolico dell’umanesimo, e Friedrich Nietzsche, il filosofo della “morte di Dio”, insegnavano a Basilea, fra tanti altri. Allo stesso tempo, molti testimoni del Vangelo sono partiti da Basilea per altri continenti.

A capodanno, la città di Basilea sarà una zona calda della preghiera cristiana, un centro di riunione di giovani di diverse denominazioni cristiane, un segno dell’ecumenismo vivo e non solo teorico, un luogo della festa della fede.

Tutto a posto, dunque? Certo, l’incontro di Taizé è una tappa importante nel vivere la fede nel mondo di oggi. Il solo fatto del raduno è un segno forte di speranza e di coraggio. I giovani pronunceranno il loro sì alla vita cristiana nel mondo di oggi. Ai tempi in cui si susseguono freneticamente notizie di attacchi terroristici, scandali di abusi sessuali, guerre in quasi ogni parte del mondo, annunci funesti sul clima ed il disastro ecologico del nostro continente, in un tempo in cui tanti sono disorientati e confusi, i giovani, che si incontrano nel nome del salvatore Gesù Cristo, danno un fermo messaggio di fede, fiducia e speranza. Non si lasciano intimidire.

L’impegno dei giovani mi rende felice e mi fa gioire. Ne sono molto grato. Però, non dobbiamo dormire sugli allori dell’incontro di Basilea. Le emergenze della Chiesa che si devono affrontare risiedono altrove. La sfida da raccogliere non sono i giovani che sono presenti a Taizé o a Basilea o alle GMG, ma sono i giovani che sono assenti. La maggior parte dei giovani hanno poco e nessun contatto con la Chiesa. Tantissimi non conoscono Gesù e vivono in un mondo in cui la fede è quasi fuori gioco. Pochissimi vanno a messa la domenica. In queste circostanze, la fede come sarà trasmessa alla prossima generazione? Che cosa si aspetta il mondo giovanile dalla Chiesa? Lo Spirito come guiderà e trasformerà la Chiesa, dando la sua risposta ai segni dei tempi? Speriamo che il prossimo Sinodo ci dia alcune risposte. E preghiamo perché lo Spirito ci illumini!

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