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COMMENTARIO AI DOCUMENTI DEL VATICANO II

COMMENTARIO AI DOCUMENTI DEL VATICANO II

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Ad gentes, Nostra aetate, Dignitatis humanae

È in libreria dalla fine di luglio 2018, il nuovo Commentario ai documenti del Vaticano II, vol. 6, a cura di Serena Noceti e Roberto Repole, con testi di Mario Antonelli sul decreto Ad gentes (pp. 11-479); di Maurizio Gronchi e Paolo Trianni sulla dichiarazione Nostra aetate (pp. 481-568); di Piero Coda e Paolo Gamberini sulla dichiarazione Dignitatis humanae (pp. 569-695). Per ben due terzi il volume è destinato al commento del decreto sull’attività missionaria Ad gentes. Per cui in questa presentazione mi fermerò soprattutto sulle pagine di Antonelli, autore già noto all’ambiente missionario e missiologico. Si tratta, infatti, di un prete con esperienza missionaria fidei donum in Brasile, membro del Comitato scientifico della rivista di teologia e antropologia della missione Ad Gentes, oltre che docente di Teologia fondamentale ed Ecclesiologia nella Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e attualmente vicario episcopale della Chiesa ambrosiana per l’educazione e la celebrazione della fede.

Le 468 pagine firmate da Antonelli costituiscono un unicum tra i commentari al decreto Ad gentes. Non solo perché mantengono dall’inizio alla fine un alto livello interpretativo, che diverte la mente, ma alimenta anche il cuore del lettore, in quanto traspirano un afflato spirituale, che offre delle visioni e attitudini pastorali di grande spessore teologale. Inoltre, non esiste in lingua italiana – dopo i commentari degli anni immediatamente successivi al Concilio e oltre la Storia del Concilio Vaticano II della fine degli anni ’90 a cura di Giuseppe Alberigo –, un’opera così ricca, analitica e sintetica allo stesso tempo, capace di muoversi con agilità storica e teologica tra gli atti dell’assise conciliare, nelle sue varie fasi di realizzazione, ma anche nello sterminato materiale di archivio secondario, costituito da lettere, diari, annotazioni e fogli sparsi di teologi esperti e padri conciliari. Di conseguenza diventa stimolante, anche per un lettore spaventato dalla mole del tomo, l’approccio ai 42 numeri del decreto Ad gentes. Il lettore, infatti, si sentirà incoraggiato alla lettura, mai smarrito, sempre accompagnato con discrezione e autorevolezza. L’autore non forza mai l’ermeneutica dei testi, ma la fa scaturire dalla loro stessa struttura e impianto teologico – in gran parte dipendente dalla costituzione Lumen gentium. In altre parole, a mano a mano che il lettore – meglio ancora se studioso di cose missionarie e missiologiche – s’inoltra nel commento ai vari capitoli e numeri del decreto, si rende conto di avere tra le mani un’opera unica nel suo genere, che costituisce uno “spartiacque” rispetto ai commentari precedenti. Di modo che nessun studente o studioso di missiologia potrà oggi approssimarsi al decreto Ad gentes, ignorando tale opera. A più di cinquant’anni dal Concilio, non c’è un altro commentario del decreto capace di dar conto, come quello di Antonelli, dei punti di forza del testo, delle sue debolezze e imperfezioni, con tanta obiettività ermeneutica, del resto impossibile ai primi commentatori.

Di particolare rilievo è il commento al capitolo 1 del decreto (nn. 2-9), che fonda teologicamente l’attività missionaria della Chiesa, a partire dall’economia trinitaria nelle missioni del Verbo (Gesù Cristo) e dello Spirito Santo. «L’intuizione promettente di Ad gentes – scrive l’autore – consiste nel situare ultimamente la missione della Chiesa non sullo scenario dell’umanità peccatrice in Adamo, ma nella “missione di Dio” che si realizza nella missione del Figlio e nella missione dello Spirito del Figlio» (p. 95). Questo ricentramento della missione della Chiesa nella missione di Dio trasforma radicalmente l’attività missionaria, mettendo in crisi la sua fenomenologia preconciliare, che si identificava soprattutto con le “missioni estere”, in cui la figura del missionario si muoveva in un’ottica prevalentemente, se non esclusivamente, “colonialistica”. Ebbene, il decreto conciliare supera il modello colonialistico della missione, grazie soprattutto al suo nuovo impianto teologico-trinitario, che si deve non solo alla riflessione dei grandi teologi periti del Concilio, come Yves Congar, ma anche agli interventi e alle proposte di numerosi vescovi missionari e superiori generali di istituti esclusivamente missionari o con esperienza di missione, che per la prima volta nella storia della Chiesa riescono a far sentire all’urbs (Roma) la voce dell’orbis (mondo), soprattutto extra-europeo.

Non mi resta che augurare una buona lettura, soprattutto agli studenti di missiologia, ma anche a tutti gli appassionati di cose missionarie, in primis i missionari e le missionarie, religiosi e laici, che hanno dedicato la vita intera alla missione ad gentes, fuori dai loro paesi.

LA FELICE INTUIZIONE DI AD GENTES CONSISTE NEL SITUARE LA MISSIONE DELLA CHIESA NON SULLO SCENARIO DELL’UMANITÀ PECCATRICE IN ADAMO, MA, ULTIMAMENTE, NELLA “MISSIONE DI DIO” CHE SI REALIZZA NELLA MISSIONE DEL FIGLIO E NELLA MISSIONE DELLO SPIRITO DEL FIGLIO (MARIO ANTONELLI)

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