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ACCOMPAGNATI (E NON CONTROLLATI) DALLO SPIRITO

ACCOMPAGNATI (E NON CONTROLLATI) DALLO SPIRITO

In questi mesi abbiamo passeggiato attraverso uno dei libri più lunghi del Nuovo Testamento, gli Atti degli Apostoli. Abbiamo incontrato alcuni personaggi noti (Paolo), altri meno (Filippo, Barnaba, Giacomo); abbiamo guardato al comportamento di alcune tra le prime comunità, come quelle di Gerusalemme e di Antiochia. Ci manca ancora un ultimo protagonista, il più importante eppure meno evidente: lo Spirito Santo.

Dello Spirito Santo si parla così tanto negli Atti, che già da tempo questo libro è stato soprannominato “il Vangelo dello Spirito”. È presente in molti brani, più che nei racconti evangelici; ma ciò che ci interessa di più è notare come si rende presente, in che maniera fa sentire il suo soffio alla comunità dei credenti.

UNA FORZA CHE TRASFORMA

Iniziamo col leggere l’evento della Pentecoste.

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi (At 2,1-4).

Non si può negare che la prima comparsa dello Spirito sulla scena degli Atti sia stata ad effetto. Prendendo spunto dai racconti di rivelazione divina dell’Antico Testamento, specialmente quelli dell’Esodo (con il monte Sinai tutto tremante e fumante), l’evangelista Luca ci racconta dello Spirito di Dio che irrompe sul gruppo dei discepoli in modo vistoso, tanto da attirare l’attenzione di tutti i presenti.

Ma non è questo il centro dell’episodio! I versetti che seguono sono meno strabilianti, ma più significativi: per effetto dello Spirito, i discepoli iniziano a parlare in altre lingue. Non ne erano capaci prima; lo diventano solo ora, grazie allo Spirito che hanno ricevuto. Concretamente, che cosa è successo? Leggiamo il resto del racconto:

Abitavano allora a Gerusalemme giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: “Tutti costoro che parlano non sono forse galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo parti, medi, elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, romani qui residenti, giudei e proseliti, cretesi e arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio” (At 2,5-11).

La narrazione sottolinea l’universalità dell’annuncio: i discepoli – che erano, vale la pena ricordarlo, persone qualunque – diventano capaci di farsi capire da tutti, e questi tutti sono molti e da molte parti diverse del mondo. Insomma: persone che fino al giorno prima erano rimaste chiuse in casa piene di paura, ora sono trasformate dalla potenza dello Spirito: con coraggio escono e annunciano, come Gesù aveva loro chiesto (cfr. At 1,8); e lo fanno in un modo che risulta a tutti comprensibile.

Gli “effetti speciali” dell’inizio servono solo per dire in modo visivo quello che poi i fatti dimostreranno chiaramente: lo Spirito è una forza capace di trasformare e abbattere le barriere.

Da soli, i discepoli non ce l’avrebbero mai fatta.

UNA PRESENZA DISCRETA

Ci sono anche altri episodi negli Atti in cui lo Spirito agisce in modo evidente, agendo o parlando chiaro e forte. Abbiamo letto qualche mese fa, per esempio, di quel giorno in cui invita Filippo a salire sul carro dell’eunuco e poi, dopo il battesimo, lo rapisce e trasporta in un’altra località (cfr. At 8,26-40).

Ma ci sono anche occasioni in cui lo Spirito agisce dietro le quinte, in modo discreto. L’episodio più bello lo abbiamo letto a proposito dell’ assemblea di Gerusalemme, in At 15,13-21.

Ricapitoliamo: ad Antiochia sorge un problema che rischia di dividere in due la comunità; allora – con saggezza – chiedono aiuto a Gerusalemme; lì si radunano tutti insieme e discutono: ascoltano le parti in causa, poi parla Pietro, quindi Paolo e Barnaba, infine prende la parola Giacomo. Egli non si limita a dire la sua opinione, ma fa una riflessione a partire dalla parola di Dio, proponendo una soluzione di compromesso. Questa soluzione viene scritta e inviata per lettera alla comunità di Antiochia; è bello l’inizio della lettera: “È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie...” (At 15,28); segue la descrizione di ciò che è stato deciso.

L’avete notato? Giacomo scrive che la decisione l’hanno presa “lo Spirito Santo e noi”. Ma dov’è che si è visto lo Spirito, nell’incontro di Gerusalemme?

Questa volta non ci sono state lingue come di fuoco o fragore dal cielo. Diremo di più: per tutto il brano non si parla mai di Spirito Santo! C’è semplicemente – se così si può dire – una comunità che, in un momento di difficoltà, chiede aiuto ad un’altra; ci sono tutti i membri di quest’altra comunità che si riuniscono, ascoltano le parti e le opinioni varie; c’è “l’autorità” che prende una decisione operativa, cercando non l’ideale ma ciò che è realisticamente possibile, secondo la parola di Dio e la situazione concreta. È in tutto questo, dice Luca, che è presente lo Spirito!

In uno degli episodi più controversi degli Atti (cfr. 5,1-11) si racconta di Anania e Saffira che hanno mentito alla comunità – minandola alla base!

Perché se non c’è fiducia reciproca, dove si va? – e così hanno fatto il gioco di Satana.

Le persone che distruggono la comunità fanno il gioco di Satana; quelle che la uniscono e la fanno crescere stanno invece agendo secondo lo Spirito di Dio. Lo scrive anche Paolo ai Galati, che “il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22); si tratta per la maggior parte di qualità che dicono la capacità di avere relazioni sane, che costruiscono comunità. Anche così agisce lo Spirito: attraverso le persone che, con le loro scelte concrete, edificano la Chiesa.

UN OSPITE (TALORA) IMPAZIENTE

Dovendo scegliere un brano ancora tra tutti quelli che si potrebbero leggere circa lo Spirito, non si può tralasciare il capitolo decimo degli Atti, al quale vanno aggiunti i primi versetti dell’undicesimo. È quella parte in cui compare il centurione Cornelio: pagano ma molto pio, manda a chiamare Pietro perché desidera essere battezzato insieme con tutta la sua famiglia. Pietro fa un po’ di resistenza, ma poi acconsente ad andare.

Quando i soldati mandati da Cornelio si presentano da Pietro, gli dicono queste parole: “Il centurione Cornelio ha ricevuto da un angelo santo l’ordine di farti venire in casa sua per ascoltare ciò che hai da dirgli” (At 10,22). E infatti, quando Pietro entra in casa di Cornelio, lo stesso centurione gli ripete la richiesta: “Ora dunque tutti noi siamo qui riuniti, al cospetto di Dio, per ascoltare tutto ciò che dal Signore ti è stato ordinato” (10,33); insomma, tutti si aspettano da Pietro un bel discorso, ed egli non si fa pregare due volte e inizia a parlare, parlare, parlare...

Il discorso di Pietro dura parecchi versetti, anche se lui stesso, raccontando l’episodio, dirà che aveva solo iniziato (però!); quand’ecco “lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio” (10,44-46).

In questa nuova pentecoste (gli effetti sono gli stessi del cap. 2), sembra quasi che lo Spirito ad un certo punto si sia stancato del discorso di Pietro e – senza lasciarlo finire – abbia deciso di intervenire e discendere su tutti i presenti.

A Pietro non resta che riconoscere la scelta dello Spirito e battezzare la famiglia di Cornelio.

Lo aveva detto Gesù, parlando a Nicodemo: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito” (Gv 3,8).

Il libro degli Atti lo racconta: essere guidati dallo Spirito significa non controllare sempre tutto; ma sapere di essere accompagnati. Che sia anche questa una caratteristica della missione?

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