Logo saveriani - Italia

Un sogno: Cina e martirio

Un sogno: Cina e martirio
Google Plus

A ottobre del 1900, a Parma, don Pietro partecipa ad una conferenza sui martiri cinesi e sente fortemente di dover partire per la Cina per continuarne l’evangelizzazione ed, eventualmente, spargere il proprio sangue per Cristo. A tale scopo chiede al vescovo di Parma mons. Guido Maria Conforti, fondatore dei missionari Saveriani, dichiarato santo da Benedetto XVI il 23 ottobre 2011.

S. Guido Conforti desiderava continuare l’attività missionaria di S. Francesco Saverio, soprattutto in Cina. Il santo vescovo di Parma accetta p. Uccelli nel gruppo dei suoi missionari, ormai prossimi alla partenza per la Cina. Pietro entra nel nuovo Istituto missionario nel 1904 e si prepara alla sua consacrazione missionaria con i voti di povertà, castità, obbedienza, sotto la guida del fondatore dei saveriani. Dopo poco più di un anno di formazione, parte per la Cina. Era il 1906. La partenza per la Cina assumeva il sapore di un dono totale a Cristo per l’annuncio del suo Regno. Allora la partenza non prevedeva un ritorno. Nella mente del missionario partente c’erano solo prospettive di una morte sul campo, dopo molte fatiche e sofferenze, e forse anche di un coronamento col martirio di sangue.

In Cina, il Servo di Dio si avvicina alle persone come un debitore. Cerca di comprendere quella gente che sarebbe diventata per sempre compagna della propria vita. Per loro, dimentica la propria cultura e, in ogni modo, cerca di acculturarsi nel loro modo di vestire, di mangiare, di dormire. Soprattutto si pone accanto a loro nella piena solidarietà umana. Cerca in quella gente i semina verbi, apprezzando tutto ciò che sapesse di bene in quella cultura. Il suo metodo vuole essere lo stesso di Gesù: fare tutto il bene che si può al maggior numero possibile di persone. Il suo linguaggio di amore è capito dalla gente. È significativa la sua gioia di dormire in una stanzetta disadorna, ma vicino al piccolo oratorio della missione, situato nella residenza missionaria, che ospitava Gesù nel Sacramento.

Così, pure è certamente segno di una fede cristiana profonda il sentirsi privilegiato per aver ospitato e vissuto sotto lo stesso tetto, con un bambino portatore di un handicap pesante. In lui, egli scorgeva l’immagine di Cristo in croce. Nonostante un’assorbente attività apostolica, il venerabile Servo di Dio si dedicava a uno studio assiduo della Parola di Dio. Ciò fa pensare a un’azione apostolica e missionaria intelligente e veramente cristiana.

Questo sito utilizza cookies secondo la privacy, copyright & cookies policy. Cliccando "OK" l'utente accetta detto utilizzo.